Puoi cambiare il tuo destino?

23 settembre 2010

Karma (o karman) è un termine appartenente alle culture orientali, ma che è oggi abbastanza conosciuto anche in “occidente”.
Potremmo definirlo come: la Legge di Causa ed Effetto.
Ogni nostra azione, passata e presente, ha determinato e determina, come si dipanerà il nostro futuro.
(…tra parentesi capisco ma non condivido pienamente questa classificazione, che pure uso anch’io essendo una consuetudine generale, in quanto l’Oriente e l’Occidente non sono mai situati in posti fissi, ma dipendono dalla posizione dell’Osservatore…
Vivendo oggi in una realtà parzialmente globalizzata, non sarebbe più esatto dire: cultura indiana, cinese, araba, egiziana, asiatica, europea, ecc.?
Forse è un retaggio dei tempi in cui il Mondo era considerato piatto e quindi con un inizio ed una fine del Viaggio…)

Ciò che interessa nel nostro lavoro con le Rappresentazioni è cercare dove e come le “nostre” azioni passate, nostre ma anche di persone a noi strettamente legate, e anche di avi vissuti alcune generazioni indietro, possano aver generato quei “Nodi” che, bloccando il libero fluire dell’Energia creativa, che opera spontanea-mente per il bene comune, ci “legano” a un Destino non nostro (che, in origine e liberamente, non avremmo scelto).

Quindi, in un linguaggio più vicino alla comprensione comune, possiamo equiparare il Karma al Destino.
In relazione al Destino sono certo che molti di noi si saranno chiesti almeno una volta nella vita, perché gli siano capitati questo o quell’avvenimento, perchè si ritrovassero così spesso a dover soffrire, se quello fosse il loro Destino (a volte maledicendolo) e se fosse possibile cambiarlo in un Destino migliore.

Bene, la lieta novella è che il Karma, o Destino, può essere trasformato!
Tra l’altro si nota che la parola Destino, contiene in sé in significato di Meta, di qualche cosa da raggiungere.
Ma chi ha stabilito quale dovrebbe essere la Meta? Forse non siamo stati noi stessi?
Quindi ogni destino, come ogni meta, può essere mutato, cambiato o trasformato.

Un esempio - Posso scegliere se andare in vacanza al mare o in montagna, o in un’isola sperduta nel Pacifico, e questo sarà il mio destino, la mia destinazione; ma la mia scelta è in gran parte condizionata da altre scelte precedenti, scelte che, ad esempio, mi hanno portato ad avere pù o meno disponibilità finaziarie che, a loro volta, possono limitare le mie scelte.
Se ho una famiglia, un partner, dei figli, il mio “destino” molto probabilmente influenzerà anche il loro…
(Questo è solo un esempio molto semplice e pratico di quanto sia importante la Legge di Causa ed Effetto, in ogni area della realtà.
Ovviamente possiamo osservarla e usarla a nostro favore su ogni piano dell’esistenza, agendo con consapevolezza. Su questo punto è attivo a Genova un Corso specifico, che sarà disponibile a breve anche a nuovi Studenti).

Sarà interessante, in seguito, studiare ancora l’argomento, anche in rapporto con la Legge di Attrazione.

E’ da notare che, nelle filosofie di molte religioni, il karma è anche legato al concetto di reincarnazione; ovvero che anche le azioni compiute nelle nostre vite passate contribuiscono a determinare il nostro presente e così via le azioni presenti determinano la qualità delle nostre vite future. Causa ed Effetto dovrebbero quindi influenzare l’esistenza nella sua totalità.

Non intendo qui parteggiare con questa o quella tesi; comunque la si pensi resta un’idea della mente, quindi è parte dell’illusione, in quanto la reincarnazione è comunque un concetto che non può essere sperimentato e soprattutto ricordato dall’uomo ordinario e con le facoltà ordinarie comuni a tutti. Mi basta quindi sviluppare e studiare l’argomento “Causa-Effetto” relativo a questa vita, nella quale ogni giorno nuovo rappresenta per me una rinascita una nuova possibilità di sintonizzarmi con la Realtà di un Destino universale più grande di me, di cui faccio parte, e quindi di evolvere personalmente e spiritualmente. Ogni giorno che ringrazio per la vita che mi è donata, osservo ciò che è raccolgo le occasioni per costruire consapevolmente il mio futuro di felicità, gioia, amore e libertà.

Concludo riportando un frammento testuale, tratto da “Ordini dell’amore” di Bert Hellinger, che in modo sintetico ed essenziale, a ben vedere tratta dei medesimi argomenti, nel qual caso in stretta relazione con la famiglia e con i legami che lì si sviluppano.

“Il legame inoltre agisce in modo che quelli che hanno un vantaggio vogliono diventare simili a quelli che sono in svantaggio.
Così i figli sani vogliono diventare simili ai genitori malati, e i piccoli innocenti simili ai grandi colpevoli. Inoltre il legame fa in modo che i sani si sentano responsabili per i malati, gli innocenti per i colpevoli, i felici per gli infelici e i vivi per i morti.

In tal modo quelli che sono avvantaggiati sono anche pronti a mettere in gioco e a sacrificare la salute, l’innocenza, la felicità e la vita, per la salute, l’innocenza, la felicità e la vita degli altri. Tutto questo perché serbano la speranza che in questa comunità di destini, possano salvare o assicurare la vita e la felicità di altri tramite la rinuncia alla propria felicità e alla propria vita.
Sperano inoltre di poter ristabilire la vita e la felicità di altri anche se questi le hanno già perdute.”


Amore non corrisposto -

11 settembre 2010

Perché a volte amiamo tanto chi non ci corrisponde?
L’amore deve essere sempre corrisposto?

Nella preparazione dei temi che riguardano in prossimo per-Corso di Costellazioni Familiari e Spirituali, ho creduto utile inserire, nelle giornate dedicate al rapporto uomo-donna, al rapporto tra maschile e femminile, alla coppia in genere, questo argomento che tanto accomuna ed interessa a molti.

In questa situazione di sofferenza, spesso replicata più volte nel corso della vita, nella quale ci innamoriamo di qualcuno che, solo inizialmente o per un certo periodo, sembra corrisponderci o che addirittura non ci corrisponde affatto, abbiamo certamente potuto osservare quanto sia difficile spostare le nostre attenzioni da un oggetto d’amore ad un altro.

Da cosa dipende questa attitudine autodistruttiva?
Già, auto-distruttiva, perché anche se solitamente viene “spontaneo” incolpare l’altro di scarsa sensibilità, crudeltà, freddezza e quant’altro faccia al caso nostro, l’esperienza nello studio di numerosissimi casi, da parte di psicologi e terapeuti in genere, ci porta a riconsiderare la questione da un punto di vista molto… soggettivo. Cioè scopriamo che noi stessi, ovvero il nostro “modo” di vivere un certo innamoramento, siamo la causa prima di tutti i nostri problemi e della sofferenza che ne consegue.

Questa affermazione può essere spiegata, e anche rappresentata praticamente, risalendo al rapporto conflittuale con il nostro genitore, il più delle volte del sesso opposto e in genere con “il primo amore”: la madre.
Non voglio con ciò generalizzare, in quanto le cause di questo comportamento coattivo e ripetitivo, possono anche essere altre e a ciascuno sta il compito di scoprire le proprie.
Se stai seguendo con interesse in queste mie considerazioni e desideri iniziare a fare qualcosa di pratico per te, sarebbe utile che tu ti chiedessi:
Che cosa mi vuole insegnare questa sofferenza? Come posso trasformarla in un’occasione di crescita?

E se la tua risposta è affermativa, puoi continuare, ascoltandoti profondamente e chiedendoti ancora:
“Che cosa è mancato nella mia infanzia, che potrebbe avermi condotto a desiderare di replicare una certa sofferenza e, in questo soffrire, trovarvi anche una qualche soddisfazione, un appagamento? E in che modo tutto questo assomiglia al sentimento dell’amore?”

Mi piace ricordare un pensiero di Bert Hellinger che aiuta ad accettare meglio un concetto che la mente razionale tende a rifiutare :

“”Ti dirò una cosa riguardo alla felicità.
La felicità viene vissuta come pericolosa, perché rende soli.
Invece con il problema e con l’infelicità, si è in compagnia.
Il problema e l’infelicità sono connessi ad una sensazione di innocenza e di fedeltà.
La soluzione e la felicità invece, sono connesse ad una sensazione di tradimento e di colpa.
Perciò la felicità e la soluzione sono solo possibili se si affronta questa “colpa”.
Non che la “colpa” sia ragionevole, eppure viene vissuta come tale.
Per questo il passaggio dal problema alla soluzione è così difficile.
(tratto da “Ordini dell’amore” - il grassetto è mio)

Ovviamente è più difficile se rifiutiamo di accettare una realtà scomoda, come quella di non essere stati amati come avremmo desiderato, o meglio di non aver ricevuto, nell’infanzia, quell’Amore incondizionato di cui avremmo avuto bisogno.
Senza colpevolizzare alcuno, ma semplicemente accettando ciò che è - così come è, perdonandoci e, se e quando è possibile, perdonando, possiamo renderci la vita più semplice, cambiare livello vibrazionale, crescere personalmente e poi anche spiritualmente.

Cerchiamo l’amore dove non c’è?

Se il bisogno d’amore è, come certamente è, un bisogno reale e necessario alla vita, capita purtroppo assai spesso di trasformarlo in un falso-bisogno che, come tale, è autodistruttivo.
Desidero chiarire che un bisogno reale è riferito a qualcosa di oggettivamente esistente e, in certe condizioni, raggiungibile; per contro un falso bisogno è legato ad una fantasia, all’immaginazione della mente e alla sua proiezione; nella fattispecie alla proiezione del genitore mancato, o di un’istanza affettiva ad esso legata, proiettata sul partner o sull’oggetto d’amore.
Un bisogno reale è possibile soddisfarlo quasi sempre, a condizione che il nostro impegno sia applicato nella direzione giusta.

Un esempio: Ho sete. Il mio è bisogno d’acqua. L’acqua è qualcosa che esiste realmente ed è disponibile; a me non resta che cercarne la fonte. Se però attendo la prossima pioggia a bocca aperta… potrei morire ugualmente di sete.
Insomma: giusta direzione della ricerca e corretta azione. Ecco che così sono in sintonia.

Tutto ciò ha che vedere con il divenire adulti, responsabili e padroni della creazione della nostra realtà, compatibilmente e in sintonia con una Realtà più grande. Rendersi conto e smettere di cercare un Principe Azzurro o una Fata Turchina che ci diano l’amore di cui abbiamo bisogno; imparare a darci da noi stessi quell’Amore di cui siamo veramente degni, e così avere il potere di donarLo.
Questo è un percorso che siamo chiamati a fare, anche dalla stessa sofferenza da cui una parte di noi vuole disperatamente uscire.
Come fare? La risposta è sospesa nel vento…

Certamente le Rappresentazioni sono un ottimo mezzo per aiutarci a percorrere questa Via di conoscenza, affinando le nostre capacità percettive e il discernimento consapevole.

Mentre scrivo mi si prospetta un nuovo articolo, partendo da questo che hai appena letto, che però voglio lasciare ancora in sospeso e aperto alle tue considerazioni e discussioni, di cui l’argomento :

“L’amicizia tra i sessi è possibile? C’è un rapporto tra l’amicizia e l’amore non corrisposto?”

Grazie e… alla prossima!
Emmanuele


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