- Vai a letto ogni sera con uno sconosciuto? -

Senti questa domanda come provocatoria e offensiva oppure come un complimento?

Né l’una né l’altra sono la mia intenzione, piuttosto voglio provare a riflettere su di un fatto straordinariamente banale quanto evidente.

Lo sconosciuto, o la sconosciuta, in questione altro non è  che noi stessi: il nostro corpo, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, il pensiero circolare da cui è tanto difficile liberarsi.

Questo “sconosciuto”, che rare volte accarezziamo con l’amore che meriterebbe, è anche capace di disturbare il nostro sonno impedendoci di riposare tranquillamente, in pace.
A volte ci tiene svegli per ore, o notti intere, con richieste che non riusciamo a esaudire, perché non le comprendiamo o perché ci sembrano assurde. Altre volte affolla i nostri sogni in forma di incubi che ci perseguitano, rincorrendoci per lande desolate dalla luce perennemente crepuscolare.
La mattina poi, lo specchio ci riporta un’immagine che non vorremmo più vedere.

Forse conoscendoci meglio, più sinceramente, e accettandoci così… per quello che siamo, dandoci noi stessi cura ed attenzione, quell’amore che ci necessita come un autentico elisir di guarigione, potremmo finalmente dire:
“Ogni sera vado a letto con la persona che amo di più.”

L’amore ri-amato. Come realizzare questo incantesimo?

5 Commenti a “- Vai a letto ogni sera con uno sconosciuto? -”

  1. fresia danila scrive:

    buona la domanda.A volte ho l impressione di portare a letto un nemicoa cui attribuire la causa di tutte le mie frustrazioni.realizzare l incantesimo e cominciare ad amarmi e ad accettarmisarà lo sforzo per realizzare questo incantesimo…. grazie

  2. Emmanuele scrive:

    grazie a Te!
    lo “sforzo” di uno è anche beneficio di tutti

  3. Eva scrive:

    Interessante quesito. Forse l’ansietà di trovare l’uomo, la donna ideale e di cambiare continuamente partner, lavoro, automobile, cellulare, ecc.ecc. nasce proprio da un desiderio inconscio di conoscerci, perché noi non sappiamo veramente chi siamo e allora abbiamo bisogno di cercare fuori quello che non troviamo dentro. Ma a parte le belle disquisizioni filosofiche, come riuscire nella pratica a conoscerci?Come imparare ad amarci davvero, senza finzioni (quante volte fingiamo di essere capaci di amare noi stessi e il nostro partner senza renderci conto di vivere in un illusione che non è vero amore)? Caro Emmanuele, dalla teoria ai fatti. Che cosa ci consigli? Tu hai trovato la formula?

  4. Tina scrive:

    Questo è quello che ho compreso di me,non vado a letto con uno sconosciuto,perchè ho capito chi sono. Ma come ha scritto Eva dalla teoria ai fatti,non è facile. Mi sento a metà strada,ma ho ancora dei bisogni,mi osservo e comunque mi piaccio,anche quando la mia bambina interiore si sveglia e chiede attenzioni,è lì che mi fermo e mi osservo…..aspetto che questa bambina cresca e non ha piu’ bisogno di esistere.
    Tu Emmanuel a che punto seì?Ciao Tina

  5. Emmanuele scrive:

    Grazie a Tina ed Eva per le domande stimolanti l’osservazione di me stesso.
    Questo Blog vuole essere una condivisione anche per me, non qualcosa che cada dall’alto di un pulpito; per quanto ciò che sento essere il mio compito, in qualche modo anche questo, nel presente, mi si impone.

    Se mi chiedi dove sono… che posso risponderti? So che sono partito, che sono in viaggio. Sono più propenso a guardare la via, al mio procedere, all’essere qui nel mio procedere. Non tanto un prima o un dopo, nemmeno un dove, piuttosto una cura…a stare nel mezzo, che sbandare è facile e qui di guardrail non ce ne sono, ma strade in discesa tante.
    Un distico sufi recita: “Sentiero e cancello non hanno senso non appena l’Obbiettivo è in vista.”

    Mi piace quando dici: “non vado a letto con uno sconosciuto,perchè ho capito chi sono”. Capirsi, comprendersi, sembra così ovvio… eppure non è affatto facile!
    Lo “sconosciuto” a cui mi riferivo, non è qualcuno incontrato per strada o in discoteca qualche ora prima, anche se quello potrebbe esserne la metafora; lo sconosciuto sono me stesso, quando non cerco di conoscermi perché non mi amo, perché mi sembra meno impegnativo spegnere la luce e lasciare che i pensieri vaghino indistubati tra le pieghe del sonno, forse come incubi.

    Se però accarezzo e stringo tra le braccia il mio Bambino essenziale, ascolto la sua voce, e gli sussurro con le parole dell’amore, allora so che posso essere finalmente anche Adulto, e mentre consolo il bambino anche l’ira del Genitore frustrato si placa. Quando c’è la pace in me, siamo sempre Tre ma un tutt’Uno.

    Lo so…non è facile…la teoria non è facile, perchè Teoria è della Mente; la Pratica è del Corpo e in lui c’è la vera antica saggezza della Gioia dimenticata. Ascoltalo!

    Percepire di Essere, anche il mio pur effimero corpo, e di essere accompagnato in questo viaggio, mi riempe di gioia, di entusiamo, e da questo traggo l’energia per continuare a procedere, a volte cadendo e subito rialzandomi, prendendo la mano di chi me la offre e offrendola a chi me la chiede.
    Cerco di praticare il Ricordo, dell’impermanenza e della finitezza, della frammentazione che compone l’Unità. Come la Goccia che brama d’essere Oceano, ma che solo scomparendo come Goccia sarà Mare infinito.

    E’ nell’abbraccio. che lo sconosciuto diventa conosciuto.
    Ed è per questo che… Amo quindi Sono!

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