Crescere nel Rapporto di Coppia -

10 dicembre 2010

Recentemente ho conosciuto una coppia di amanti, che mi hanno detto:

Ci amiamo perché uno compensa le mancanze dell’altro. Le nostre diversità si combinano perfettamente.”
E’ assai difficile che due persone totalmente diverse tra loro, possano rimanere per lungo tempo insieme. Solo un amore cosciente, adulto, “cristico”, frutto di un lungo lavoro psicologico e spirituale, può “amare i propri nemici” riuscendo a fondersi col suo opposto.

L’amore “umano”, ovvero ciò che ordinariamente è definito “amore”, si basa invece sulla legge della simpatia: possiamo amare solo ciò che riconosciamo (percepiamo) come nostro. Due amanti si somigliano sempre. Queste somiglianze a volte, non sono immediatamente riconoscibili. Un’accanita risparmiatrice, ad esempio, potrebbe essere accompagnata da uno scialacquatore, o viceversa: li accomunerebbe un rapporto ossessivo con il denaro.

Tra un uomo violento ed una donna passiva, masochista, che subisce le sue angherie, non c’è molta differenza: entrambi sono posseduti da una rabbia irrisolta; coattiva ed esplosiva nel primo caso, coattiva ed implosiva nel secondo.
Per trovare similitudini tra due amanti, non dobbiamo fermarci all’ingannevole apparenza.

D’altra parte l’innamoramento stesso cos’è se non il rispecchiarsi nell’altro? Più forte è l’impressione che il partner richiami elementi del nostro vissuto, più rapido sarà l’instaurarsi di quel clima di fiducia che prelude il coinvolgimento affettivo.

Di rado però, i rapporti affettivi conducono ad una dimensione psicologicamente indipendente. Nella maggioranza dei casi si opera una semplice sostituzione: i conflitti non risolti nella famiglia d’origine, sono camuffati e trasferiti nel nuovo nucleo familiare.
Quante volte, infatti, le storie amorose diventano alibi per non confrontarsi con il proprio vissuto individuale? Quante volte diventano scialuppe di salvataggio che conservano ulteriormente le dinamiche irrisolte ed ignorate del passato?

Nella maggioranza dei casi, i nostri rapporti affettivi, altro non sono che riproduzioni delle nostre carenze affettive infantili. In tal modo il partner diventa il sostituto di quel genitore che ci ha “protetto” fino ad allora, o quel padre, o quella madre, che avremmo sempre voluto avere.

La principale differenza tra un rapporto affettivo maturo e uno infantile, è data dalla presenza di una dimensione di crescita dei singoli partner: grazie alla vita di coppia i partner possono costruire nuove forme di contatto con il proprio vissuto individuale. Ma non è semplice acquisire la necessaria autonomia da queste dinamiche ed accedere alla maturità affettiva. A volte infatti fraintendiamo l’autonomia con il rifiuto e la fuga provenienti dalla rabbia, dalla paura e dal senso di colpa. Nella maggioranza dei casi fuga ed indipendenza non sono la medesima cosa.

Le parti assunte nel teatro psicologico familiare, sono difficili da individuare, perché il bambino si trova a rivestirle involontariamente, sin dalla primissima infanzia. Per esempio: una madre possessiva, insoddisfatta del compagno, potrebbe investire il figlio di una grande responsabilità; da lui infatti dipenderebbero la sua serenità, il suo sentirsi amata o rifiutata.

Questi “ruoli” vengono assegnati dal genitore per via inconscia, ed il bambino vi partecipa senza troppe storie, ottenendo così le attenzioni, le carezze, l’affetto che gli sono necessari per crescere.

Un vissuto infantile di questo genere, produce sempre delle conseguenze nella vita adulta. L’amore verrà recepito come un’arma di ricatto, e fonte di sensi di colpa; ci si scoprirà incapaci di assumersi la responsabilità di amare in modo cosciente, assumendoci invece responsabilità che non ci competono, ma che erano di un nostro genitore.

Un Amore cosciente, non chiede al partner di essere un genitore, non produce gabbie, non assegna ruoli precostituiti, non può essere “istituzionalizzato”. L’Amore cosciente aiuta la coppia a crescere individualmente; è il miracolo dell’antitesi che si fonde e si combina. I due partner, pur essendo animicamente una sola cosa, crescono separatamente come nessun percorso individuale potrebbe realizzare.

Quando i due amanti escono dal bisogno infantile di trovare nel partner un genitore, vivono insieme non per colpevolizzarsi o rivendicarsi, ma per essere gratuitamente al servizio dell’altro, con ascolto, accettazione, lealtà.
Per questo in una coppia è sufficiente che sia uno dei due a crescere; l’altro andrà immediatamente a beneficiarne.

 (Estratto da un articolo di studio del Febbraio 2006 – La Quarta Via – Edizioni La Teca)


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