Perché non l’hai fatto prima? -

26 giugno 2011

E’ assolutamente naturale che tutti noi, in base alla Legge del Minimo Sforzo (1), tendiamo a “vivere” in quella zona di comfort nella quale abbiamo l’impressione, illusoria, di avere sotto controllo la nostra vita.

In questa zona di comfort abbiamo anche l’impressione di tenere meglio a bada una certa sofferenza, un certo fastidio, che possiamo percepire se spostiamo l’attenzione dall’esterno verso l’interno, a quel punto che si trova intorno al nostro plesso solare. Ma siamo davvero sicuri che questo, adesso, ci conviene?

Questa falsa certezza si è formata e cristallizzata in noi da lungo tempo, dal tempo in cui stavamo imparando come era più conveniente ed economico comportarci,  e agisce tuttora a livello inconscio condizionando i nostri comportamenti, le nostre reazioni, le nostre decisioni, le nostre scelte e, infine, tutto ciò che determina la qualità della nostra vita, delle nostre relazioni, dei nostri successi o insuccessi.

Che cosa ci trattiene dal sperimentare liberamente altre possibilità, altre condizioni, forse più favorevoli ma anche… sconosciute?
Amo ricordare, trattando di questi argomenti, il famoso monologo dell’Amleto (Essere o non essere?) nel quale ad un certo punto egli si chiede:

“Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli, imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita miserabile , se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai tornò alcun viaggiatore - a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che di correre in cerca d’altri che non conosciamo?”

A quale morte  si riferisce Shakespeare? Certamente seguendo il testo alla lettera, a quella fisica… ma è solo così?

Mi piace pensare che il grande drammaturgo si riferisse anche alla piccola morte che  ognuno di noi deve affrontare ogni volta che prova a trasgredire a certi codici introiettati nel passato e puntualmente rafforzati da chi abbiamo intorno, che, come noi, ne ha introiettati altri di simili e che, pur credendo di fare il nostro bene, tende a ricordarceli.

Certe leggi inconscie, scritte col sangue nella pietra del Cuore,  limitano continuamente il nostro agire, impedendoci di scoprire e realizzare i nostri talenti, le nostre aspirazioni più vere e profonde. E allora perché non decidiamo una volta per tutte di cambiare qualcosa? Perchè crediamo che non sia possibile? Perché non sappiamo come fare? Per paura?

Sono quasi certo che oggi, proprio tu che stai leggendo queste righe, stai iniziando a farti queste domande e che la domanda iniziale:
“Perché non l’hai fatto prima?” sia quasi ovvia… scontata…
Ma che cos’è in fondo: prima? Ciò che conta è: adesso!

Alla prossima!

Emmanuele

Nota (1): La Legge del Minimo Sforzo è pur sì una legge naturale, ma non per questo agisce sempre in modo assolutamente positivo per noi, in quanto anch’essa è sottoposta al dualismo; sta quindi a noi fare in modo che essa agisca a nostro vantaggio.


Fiducia e amore: vanno insieme sempre? -

11 giugno 2011

A chi non piacerebbe sentirsi dire “mi fido di te”?  Avere la certezza (razionale) di essere amati (come vorremmo) è praticamente impossibile, eppure molte persone sentono l’esigenza di esprimere verbalmente la loro profonda esigenza di fidarsi del partner, ponendo magari come contropartita la loro “indiscussa” affidabilità.

Tralascio per adesso di porre la questione differenziando il genere sessuale del richiedente fiducia che, pur avendo una forte valenza in proposito, non è comunque discriminante in modo assoluto.

Per ragionare su questo, partirei dal presupposto che la fiducia che ho riposto in qualcuno sia stata disattesa, per una separazione improvvisa causata da un “tradimento” o semplicemente da una perdita di interesse, di attrazione sessuale, o anche perché ciò che abbiamo scambiato ha compiuto il suo lavoro e i vasi sono colmi e immobili.

La separazione forzata  porta un  certo grado di sofferenza; perché? Ovviamente essere rifiutati è qualcosa che colpisce l’orgoglio, ma anche rinnova antiche ferite o paure di abbandono che sono state opportunamente celate, ma che continuano ad agire nel subconscio.

C’è anche un altra ragione, apparentemente meno profonda ma altrattanto vitale; una ragione che riguarda forse più lo spirito (essenziale) che l’anima (legata alle “ragioni” del mondo), è la ragione dell’anelito di Libertà. Questo anelito è mascherato dall’invidia!
Mi spiego meglio: quando qualcuno ci lascia, ciò che fa male è anche il sentimento dell’invidia; invidiamo chi è stato capace di liberasi da un legame che lo teneva prigioniero, soffocando le sue pulsioni vitali, nei lacci di false promesse di fedeltà e fiducia. Invidiamo nell’altro la “presunta” libertà dimostrata, libertà che vorremmo essere anche nostra.

La fiducia nel rapporto è qualcosa che si può realizzare solo istante per istante all’interno del rapporto stesso, vivendo il momento totalmente.
L’unica certezza che possiamo avere è quella di amare, non quella di essere amati. Amare è comunque difficile perché presuppone la capacità di amare se stessi, in libertà e fiducia.
Fidarci di noi stessi è il presupposto per fidarsi dell’altro e di conseguenza di amarlo per ciò che è, senza pretesa di promesse e giuramenti che la stessa storia umana ci racconta fallaci quanto inutilmente ripetuti.

Autostima, fiducia di sé, amor proprio (non egocentrico), sono i presupposti per l’Amore Libero, libero anche dal bisogno compulsivo di fidarsi.


Attenzione: il Codice limitante tende ad auto alimentarsi -

2 giugno 2011

Cari Amici,

durante l’ultimo seminario esperienziale di studio sull’Enneagramma di Gurdjieff, molti di noi hanno potuto entrare in contatto con il proprio maggior codice limitante (che spesso sono più di uno).
La tendenza, naturale, di coloro che essendo pronti hanno ricevuto e memorizzato questo importante insegnamento, è poi quella di fermarsi a “dormire sugli allori”… ma attenzione!
Il codice limitante interiorizzato da lungo tempo,  anche se apparentemente scoperto, tende a ritornare celato, usando vari stratagemmi inconsci, non ultimo quello di farci credere di averlo già superato, risolto.

Il meccanismo dei codici è fatto in modo da autopreservarsi e auto alimentarsi.
Come lo fa?
Attirando a noi situazioni limite alle quali ci costringerà a rispondere automaticamente in modo tale da darci conferma della sua veridica e giustificata esistenza.

In alcune tradizioni orientali, questo meccanismo può essere paragonato alla Ruota del Karma. Nella tradizione alchemica è  Ouroboros,  il serpente che si morde la coda.

Ciò se da una parte costituisce un meccasmo difensivo verso la grande sofferenza procurata dalla ferita affettiva iniziale, da un’altra parte rafforza la cicatrice, il velo, che ci impedisce di vedere che in realtà la causa dei nostri timori, di ciò che ci auto-limita, è ormai scomparsa da tempo, in un più o meno lontano passato, e di conseguenza ci impedisce di vivere il momento presente per ciò che realmente è, affrontando ogni situazione e ogni relazione, come una nuova ed unica possibilità evolutiva, con la necessaria apertura di cuore.

Con le Costellazioni Spirituali possiamo aiutarci a ricercare le motivazioni profonde dei meccanimi che costituiscono le sbarre della nostra prigione, e anche a tentare di uscirne, affidandoci ad un Amore più grande.

Buon proseguimento e arrivederci alla prossima occasione di Lavoro.

Emmanuele


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