Perché non l’hai fatto prima? -

E’ assolutamente naturale che tutti noi, in base alla Legge del Minimo Sforzo (1), tendiamo a “vivere” in quella zona di comfort nella quale abbiamo l’impressione, illusoria, di avere sotto controllo la nostra vita.

In questa zona di comfort abbiamo anche l’impressione di tenere meglio a bada una certa sofferenza, un certo fastidio, che possiamo percepire se spostiamo l’attenzione dall’esterno verso l’interno, a quel punto che si trova intorno al nostro plesso solare. Ma siamo davvero sicuri che questo, adesso, ci conviene?

Questa falsa certezza si è formata e cristallizzata in noi da lungo tempo, dal tempo in cui stavamo imparando come era più conveniente ed economico comportarci,  e agisce tuttora a livello inconscio condizionando i nostri comportamenti, le nostre reazioni, le nostre decisioni, le nostre scelte e, infine, tutto ciò che determina la qualità della nostra vita, delle nostre relazioni, dei nostri successi o insuccessi.

Che cosa ci trattiene dal sperimentare liberamente altre possibilità, altre condizioni, forse più favorevoli ma anche… sconosciute?
Amo ricordare, trattando di questi argomenti, il famoso monologo dell’Amleto (Essere o non essere?) nel quale ad un certo punto egli si chiede:

“Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli, imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita miserabile , se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai tornò alcun viaggiatore - a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che di correre in cerca d’altri che non conosciamo?”

A quale morte  si riferisce Shakespeare? Certamente seguendo il testo alla lettera, a quella fisica… ma è solo così?

Mi piace pensare che il grande drammaturgo si riferisse anche alla piccola morte che  ognuno di noi deve affrontare ogni volta che prova a trasgredire a certi codici introiettati nel passato e puntualmente rafforzati da chi abbiamo intorno, che, come noi, ne ha introiettati altri di simili e che, pur credendo di fare il nostro bene, tende a ricordarceli.

Certe leggi inconscie, scritte col sangue nella pietra del Cuore,  limitano continuamente il nostro agire, impedendoci di scoprire e realizzare i nostri talenti, le nostre aspirazioni più vere e profonde. E allora perché non decidiamo una volta per tutte di cambiare qualcosa? Perchè crediamo che non sia possibile? Perché non sappiamo come fare? Per paura?

Sono quasi certo che oggi, proprio tu che stai leggendo queste righe, stai iniziando a farti queste domande e che la domanda iniziale:
“Perché non l’hai fatto prima?” sia quasi ovvia… scontata…
Ma che cos’è in fondo: prima? Ciò che conta è: adesso!

Alla prossima!

Emmanuele

Nota (1): La Legge del Minimo Sforzo è pur sì una legge naturale, ma non per questo agisce sempre in modo assolutamente positivo per noi, in quanto anch’essa è sottoposta al dualismo; sta quindi a noi fare in modo che essa agisca a nostro vantaggio.

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