La Domanda più importante -

31 agosto 2011

Mi sento fortunato.

Grazie a Dio mi è stato concesso di imparare (e ri-conoscere in me) le grandi verità che mi/ci appartengono. (Forse ti sembra un’affermazione presuntuosa eppure poter “riconoscere e affermareciò che è, soprattutto in pratica e senza giudizio, è parte integrante del ritorno all’Essere).

Molti anni fa, un Maestro ci ripropose un antico koan dello Zen:

  • “Qual è il suono di una mano sola?”

La risposta mi venne immediata, ma non la riporterò  per non intralciare la tua personale meditazione.  ;-)

Voglio invece parlarti di quella che oggi ho percepito essere la Domanda più importante  per te che cerchi la Risposta, l’unica che potrà generare in te la condizione ideale per ottenere quella Risposta:

  • La Domanda più importante è:  nessuna domanda.

Nessuna domanda è il vuoto che si crea quando la mente si quieta, in quegli istanti (rari) in cui sei totalmente presente a te stesso, senza il brusio del pensiero, e vivi l’attimo della realtà per ciò che è così come è, senza giudicarla, senza darle un nome o imprigionarla in un concetto, senza attribuirle alcunché, quando sei nel .
Allora in quegli istanti di Luce, la Realtà risponderà, in te stesso, alla tua Domanda, ma con nessuna risposta.

  • La Risposta più importante è: nessuna risposta.

Questo “fenomeno”di consapevolezza silenziosa e”vuota”, peraltro naturale e auspicabile, presente nei bambini piccoli, accade più facilmente se hai l’opportunità di trovarti alla presenza di un vero Maestro, e in un certo tempo e luogo appropriati, quando la Sua Presenza è talmente forte da coinvolgerti totalmente.
Allora puoi scoprire che tutte le domande che avresti voluto rivolgergli sono scomparse; ciò che resta è semplice stupore estatico, nell’unione con Lui (o Lei) che è tramite del Tutto.

Ma non è necessario, una volta sperimentato questo stato dell’Essere, che tu rincorra questa esperienza per rinnovarla nell’identico modo;  il Maestro è lo Strumento che vuole essere usato e poi abbandonato. Piuttosto cerca come ritrovarla nella tua quotidianità,  perché Essa (la Presenza) è sempre lì, in attesa amorevole e paziente del tuo sguardo disincantato, libero dalla mente, per venirti incontro e abbracciarti nella tua verità.

Grazie.

Emmanuele


Chi è che sogna, desidera, vuole? -

17 agosto 2011

Mi piace, quando faccio legna nel bosco sopra casa, lanciare i piccoli tronchi cercando di raggrupparli in un punto preciso, più in basso, evitandomi di doverli trasportare a braccia.
E’ un ottimo allenamento al “vuoto” mentale, infatti se osservo l’intenzione di “fare centro” il ceppo cade lontano dal bersaglio; solo quando guardo il besaglio senza intenzione i ceppi lo raggiungono con straordinaria precisione, anche dopo improbabili saltelli.

Stamane, mentre ero così affaccendato, mi sono domandato se ero veramente io a determinare la traiettoria del pezzo di legno o se viceversa fosse la mia mente profonda a prevedere ciò che sarebbe successo di lì a un attimo.
La Domanda in effetti è : “Quanto sono io a determinare ciò che accade e quanto ciò che accade determina ciò che sono? La mia volontà è reale o immaginaria?”
(Non mi interessa, in questa sede, dare una “mia” risposta, ma solo riportare la Domanda.)
Così, senza volere, ho avuto una nuova comprensione di un noto aforisma cinese:

“Una volta Chuang Tzu sognò che era una farfalla svolazzante e soddisfatta della sua sorte, e ignara di essere Chuang Tzu. Bruscamente si risvegliò, e si accorse con stupore di essere Chuang Tzu. Non seppe più allora se era Tzu che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Tzu.”


I fuochi di ferragosto -

16 agosto 2011

La notte del 14, verso la mezzanotte, dal paese della collina di fronte a dove abito, sulle alture dell’entroterra genovese, è usanza lo spettacolo dei fuochi artificiali. Anche quest’anno mi sono goduto lo spettacolo e, come sempre, mi sono chiesto quale possa essere il loro scopo, oltre naturalmente al puro divertimento e al concetto di buon augurio. Sono un po’ strano, mi piace cercare i significati nascosti (esoterici?) delle cose… anche le più ordinarie.

Oggi, mentre stavo riflettendo su di una presentazione del mio lavoro, è ritornata l’immagine dei fuochi d’artifizio, delle scie luminose proiettate verso il cielo notturno, oscuro e infinito, e dell’esplodere ad un tratto in fiori giganteschi dai petali colorati per poi svanire ancora una volta, nel buio.

Un pugno di piccoli razzi, come tanti piccoli Io, uniti per un tratto, come simboli di un cammino diretto, pur senza una meta precisa (perché sconosciuta a loro stessi), per poi realizzare il loro compito, in più direzioni, ancora una volta verso la terra.
Così la coscienza illuminata sparge i suoi frutti sul mondo e così come è apparsa, umilmente scompare.


Il tiro al piattello –

14 agosto 2011

Oggi, mentre meditavo sulle qualità della Presenza e del Vuoto, mi ha raggiunto un ricordo di gioventù, intorno ai 14 anni, quando il mio papà, occasionalmente, mi portava con lui su una collina in periferia dove c’era un circolo attrezzato per il tiro al volo, in particolare il tiro al piattello. In generale mi annoiavo lì, non avendo amici coi quali condividere qualcosa, ma ogni tanto papà mi permetteva di sparare a una serie di piattelli, che peraltro sbagliavo per la maggior parte non essendo allenato a quel gioco. Normalmente la mia media era di 3 piattelli su 10… e questo, ovviamente, non mi rendeva soddisfatto di me.

Una volta però c’era in ballo una gara e mio padre mi iscrisse tra i concorrenti. Una bella quanto rara dimostrazione di fiducia che mi stimolò a migliorare gli scarsi risultati  ottenuti fino ad allora; ma come fare?

Anche nelle prove di allenamento precedenti la gara non riuscii a migliorare la media e subentrò in me un senso di rassegnazione; non avrei certo vinto la gara, né probabilmente mi sarei piazzato… ma ormai ero in ballo e valeva quindi almeno divertirmi!

Tutto d’un tratto, lasciata ogni velleità competitiva, mi trovai straordinariamente rilassato e centrato, mentre osservavo come si muovevano gli altri concorrenti e soprattutto le traiettorie che prendevano i piattelli. Notai infatti che il lanciatore seguiva uno schema (lanciando a destra, a sinistra o al centro) che potevo indovinare seguendo la legge delle probabilità (mai studiata prima  peraltro).

Mi accorsi che potevo prevedere le traiettorie dei piattelli lanciati al momento del pull e in questo modo essere assai più veloce nel centrarli nel mirino della doppietta di papà. Per la prima volta feci 7 centri su 10! Avevo invertito la mia media così… quasi senza volerlo… per gioco!

Ecco, quella fu un’esperienza creativa, non competitiva. E’ un po’ come per il tiro con l’arco zen, nel quale non c’è la volontà dell’ego ma tu sei uno con il bersaglio.

A volte otteniamo risultati eccezionali proprio quando abbiamo lasciato ogni desiderio di prevalere, e questo può accadere casualmente, grazie a una combinazione di fattori.

Il vero Lavoro è quello di raggiungere un livello di essere tale che “il risultato” siamo “noi stessi”; non solo casualmente ma in modo permanente o comunque consapevolmente rinnovabile.

Il Segreto è nel Potere, il Potere è dell’Essere.

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Questo è un link al tiro al piattello virtuale; divertiti!

http://www.calshop.biz/skeet_game_gioco.html

Emmanuele


Sì…viaggiare… -

7 agosto 2011

Hai visto bene, è l’incipit di una vecchia canzone di Lucio Battisti; il motivo della scelta?

Qualche tempo fa, durante una passeggiata nel bosco vicino casa, improvvisamente ho ricordato un dialogo avvenuto oltre un decennio prima, tra me e il Sensei Luciano Parisi, uno dei miei più recenti maestri.  Il dialogo verteva sul fatto che, a suo parere, da quando frequentavo la sua Scuola di Arti Marziali ero un po’ cambiato:

“Tu credi Luciano? E in che modo sarei cambiato?”

“E tu non ricordi com’eri?” rispose con uno sguardo vagamente stupito.

Io in effetti non me ne ricordavo, né pensavo di essere poi cambiato quel granché, se non nel fatto che avevo appena lasciato un lavoro redditizio nel pieno del successo, che avevo lasciato la città per un “eremo” in campagna, ed altre cosucce all’apparenza forse importanti ma solamente esteriori, che in fondo ben poco servivano a guarire le vaste ferite del mio cuore, quanto piuttosto ad allontanarmene, a nosconderle ancora di piùà. In ogni caso attribuivo questo “non ricordo” ad una “carenza congenita” di memoria a medio-lungo termine circa le cose che mi riguardavano direttamente, e prime fra queste ciò che avvenne (se avvenne) nella mia infanzia pre-puberale, che in seguito avrebbe determinato la mia  personalità apparente.

Oggi mentre torno a casa passeggiando nell’ombroso vialetto sterrato, lasciando la Pina a scegliersi l’erba migliore, mi chiedo se e quanto  sia ancor oggi dimentico dei miei successivi “cambiamenti” e se ci sono stati… Di una cosa sono abbastanza sicuro: del diverso modo di percepire me stesso e gli altri.
Quale può essere la causa o le cause, della dimenticanza di sé e del proprio passato? Come intervenire, sempre sia  possibile e auspicabile, per porvi rimedio? La domanda è sempre valida… ed è bene che sia così!

Adesso arrivano in altri ricordi;  il primo veramente “illuminante” in cui , durante un incontro pomeridiano in un piccolo e surriscaldato locale adiacente la metro di Porta Principe, Giovanni M.Quinti disse:

Il segreto di ogni comprensione è mettere l’Altro al centro, mentre ciò che ordinariamente facciamo è proprio l’opposto.”

Bene… quelle furono parole che arrivarono alle profondità del mio essere.

Perdonami se sembro  tortuoso e vago nel mio ragionamento, è che sto cercando di riallacciare i fili di cose sparse in un unico filo conduttore; cercando di comunicarti qualcosa di mio… Per me è importante… cos’altro se no?
Condivisione
… qualcuno la chiama comunione

Bene, se è importante questo genere di ricordo, che posso  fare dunque per ricordarmi com’ero? E poi a che mi serve?
Tutto quanto arriva un pezzo per volta, mattino dopo mattino e, quando i pezzi si ricongiungono e prendono un ordine, c’è una nuova comprensione. Ad esempio come poter meglio servire; perché per un verso o per l’altro, con disubbidiente obbedienza, è questo che la Vita mi porta a fare.

- Latte e poi alimenti liquidi e leggeri prima dei cibi più pesanti e nutrienti, che possono essere indigesti ed agire contro ciò che è giusto, per chi riceve il nutrimento e anche per me stesso perché, in fondo, non c’è differenza. Capacità digestiva che deve essere allenata… Come posso sapere ciò che puoi digerire? Innanzi tutto dovrei conoscere quale è stata la mia capacità digestiva. Ma se non ricordo?

“Metti l’Altro al centro e prima o poi lo saprai!”

Questo è ciò che significa “acquisire abilità? -

Entro in casa, la radio lasciata accesa su una trasmissione che ospita Mogol, il famoso autore di tante belle canzoni, in un’intervista scandita dalle sue opere; in questo istante inizia un motivo ben noto,  che riascolto in un modo nuovo, e che dice più o meno così:

“Ho un amico veramente geniale che con un cacciavite fa miracoli…
un’aggiustatina al minimo, un po’ più su… e poi viaggiare…

Si…viaggiare…rallentando per poi accelerare…
gentilmente, senza strappi al motore, evitando le buche più dure…
rallentando per poi accelerare…”

Grazie Lucio/Mogol!

http://www.youtube.com/watch?v=ik5VsUgfWyE

Buon ascolto.

Emmanuele


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