I fuochi di ferragosto -

La notte del 14, verso la mezzanotte, dal paese della collina di fronte a dove abito, sulle alture dell’entroterra genovese, è usanza lo spettacolo dei fuochi artificiali. Anche quest’anno mi sono goduto lo spettacolo e, come sempre, mi sono chiesto quale possa essere il loro scopo, oltre naturalmente al puro divertimento e al concetto di buon augurio. Sono un po’ strano, mi piace cercare i significati nascosti (esoterici?) delle cose… anche le più ordinarie.

Oggi, mentre stavo riflettendo su di una presentazione del mio lavoro, è ritornata l’immagine dei fuochi d’artifizio, delle scie luminose proiettate verso il cielo notturno, oscuro e infinito, e dell’esplodere ad un tratto in fiori giganteschi dai petali colorati per poi svanire ancora una volta, nel buio.

Un pugno di piccoli razzi, come tanti piccoli Io, uniti per un tratto, come simboli di un cammino diretto, pur senza una meta precisa (perché sconosciuta a loro stessi), per poi realizzare il loro compito, in più direzioni, ancora una volta verso la terra.
Così la coscienza illuminata sparge i suoi frutti sul mondo e così come è apparsa, umilmente scompare.

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