Sì…viaggiare… -

7 Agosto 2011

Hai visto bene, è l’incipit di una vecchia canzone di Lucio Battisti; il motivo della scelta?

Qualche tempo fa, durante una passeggiata nel bosco vicino casa, improvvisamente ho ricordato un dialogo avvenuto oltre un decennio prima, tra me e il Sensei Luciano Parisi, uno dei miei più recenti maestri.  Il dialogo verteva sul fatto che, a suo parere, da quando frequentavo la sua Scuola di Arti Marziali ero un po’ cambiato:

“Tu credi Luciano? E in che modo sarei cambiato?”

“E tu non ricordi com’eri?” rispose con uno sguardo vagamente stupito.

Io in effetti non me ne ricordavo, né pensavo di essere poi cambiato quel granché, se non nel fatto che avevo appena lasciato un lavoro redditizio nel pieno del successo, che avevo lasciato la città per un “eremo” in campagna, ed altre cosucce all’apparenza forse importanti ma solamente esteriori, che in fondo ben poco servivano a guarire le vaste ferite del mio cuore, quanto piuttosto ad allontanarmene, a nosconderle ancora di piùà. In ogni caso attribuivo questo “non ricordo” ad una “carenza congenita” di memoria a medio-lungo termine circa le cose che mi riguardavano direttamente, e prime fra queste ciò che avvenne (se avvenne) nella mia infanzia pre-puberale, che in seguito avrebbe determinato la mia  personalità apparente.

Oggi mentre torno a casa passeggiando nell’ombroso vialetto sterrato, lasciando la Pina a scegliersi l’erba migliore, mi chiedo se e quanto  sia ancor oggi dimentico dei miei successivi “cambiamenti” e se ci sono stati… Di una cosa sono abbastanza sicuro: del diverso modo di percepire me stesso e gli altri.
Quale può essere la causa o le cause, della dimenticanza di sé e del proprio passato? Come intervenire, sempre sia  possibile e auspicabile, per porvi rimedio? La domanda è sempre valida… ed è bene che sia così!

Adesso arrivano in altri ricordi;  il primo veramente “illuminante” in cui , durante un incontro pomeridiano in un piccolo e surriscaldato locale adiacente la metro di Porta Principe, Giovanni M.Quinti disse:

Il segreto di ogni comprensione è mettere l’Altro al centro, mentre ciò che ordinariamente facciamo è proprio l’opposto.”

Bene… quelle furono parole che arrivarono alle profondità del mio essere.

Perdonami se sembro  tortuoso e vago nel mio ragionamento, è che sto cercando di riallacciare i fili di cose sparse in un unico filo conduttore; cercando di comunicarti qualcosa di mio… Per me è importante… cos’altro se no?
Condivisione
… qualcuno la chiama comunione

Bene, se è importante questo genere di ricordo, che posso  fare dunque per ricordarmi com’ero? E poi a che mi serve?
Tutto quanto arriva un pezzo per volta, mattino dopo mattino e, quando i pezzi si ricongiungono e prendono un ordine, c’è una nuova comprensione. Ad esempio come poter meglio servire; perché per un verso o per l’altro, con disubbidiente obbedienza, è questo che la Vita mi porta a fare.

- Latte e poi alimenti liquidi e leggeri prima dei cibi più pesanti e nutrienti, che possono essere indigesti ed agire contro ciò che è giusto, per chi riceve il nutrimento e anche per me stesso perché, in fondo, non c’è differenza. Capacità digestiva che deve essere allenata… Come posso sapere ciò che puoi digerire? Innanzi tutto dovrei conoscere quale è stata la mia capacità digestiva. Ma se non ricordo?

“Metti l’Altro al centro e prima o poi lo saprai!”

Questo è ciò che significa “acquisire abilità? -

Entro in casa, la radio lasciata accesa su una trasmissione che ospita Mogol, il famoso autore di tante belle canzoni, in un’intervista scandita dalle sue opere; in questo istante inizia un motivo ben noto,  che riascolto in un modo nuovo, e che dice più o meno così:

“Ho un amico veramente geniale che con un cacciavite fa miracoli…
un’aggiustatina al minimo, un po’ più su… e poi viaggiare…

Si…viaggiare…rallentando per poi accelerare…
gentilmente, senza strappi al motore, evitando le buche più dure…
rallentando per poi accelerare…”

Grazie Lucio/Mogol!

http://www.youtube.com/watch?v=ik5VsUgfWyE

Buon ascolto.

Emmanuele


Sperimentare il Reale -

26 Luglio 2011

Non ci sono buone o cattive esperienze, solo occasioni che assumono diversi significati a seconda del tuo modo di sperimentare la vita, del tuo “essere qui”.

Imparando a osservare noi stessi, nell’esperienza, scopriamo man mano chi siamo.

Conoscere se stessi è il fine ultimo di ogni Percorso Spirituale; non c’è altro.
Tu sei il mezzo e la Tu sei la meta. E’ semplice…sì?

Il problema, se così si può chiamare, è che Tu non esiste… quindi il mezzo non esiste e la meta è solo un’illusione.
Quando di rendi conto di questo, anche solo superficialmente, annusando l’inghippo da lontano, quello è il momento in cui puoi essere pronta a intraprendere un Percorso.

Sembra una contraddizione e forse lo è, ma solo in apparenza.

Adesso ti chiederai: “Ma se Io non sono, allora anche il mezzo per tendere alla meta non esiste…”

Infatti, ma è vero solo fino al momento della tua decisione; è allora che il mezzo inizia a formarsi e più procedi nel percorso più il mezzo diventa in grado di trasportarti più velocemente e sicuramente. Si tratta di ingegneria esoterica.

Prosegui: “Perché dovrei tendere a una meta che non conosco? Solo perché alcuni ne parlano come qualcosa di desiderabile? E se Io sono la meta… perché mai dovrei mettermi in viaggio se già sono qui?”.

Una certa corrente “new age” simpatizzante con la spiritualità orientale, sostiene che siamo già tutto ciò che dovremmo essere, che non c’è nulla da cambiare, interpretando letteralmente insegnamenti di Verità, concepiti per creare in noi la tensione adatta a  generare la Domanda.

E’ la TUA risposta che ha valore, ed è per Te.

Già Socrate dichiarava “So di non sapere”. Se reputo di conoscermi e di conoscere, se sostengo di essere già ciò che sono, la mia  tazza è piena (non posso aggiungere altro thè…), mi precludo ogni altra possibilità, sono morto…

La molteplicità della realtà in cui viviamo può generare, per alcuni di noi, condizioni esteriori - e anche interiori -  favorevoli a un livello di benessere accettabile, nel quale è più difficile che si manifesti consciamente il desiderio di risveglio. Oppure alcuni altri hanno accesso a un buon livello di consapevolezza con una discreta facilità; questo può generare in essi la falsa convinzione che il miracolo sia possibile in egual modo per tutti. Grazie a Dio ciò non è vero, in quanto ogni essere umano è un’Essenza unica e non-separata,  con una via propria, un compito,  una verità individuale tutta da scoprire.

Ottimismo (anche faciloneria) è solo il contrario di pessimismo, ed entrambi mantengono nel sonno della coscenza.

Emmanuele


Il messaggio della crisi economica mondiale -

13 Luglio 2011

I governanti delle varie nazioni,  essi stessi specchi deformanti dei mercati azionari e reali, si stanno comportando sempre più come bambini dispettosi e impauriti. Cercando in ogni modo di salvare se stessi e la loro immagine pubblica, il loro “potere”,  sono preda della paura propria di chi non sa vedere la realtà per quello che è.

Questa paura, secondo la Legge di Attrazione, genera altra paura e di conseguenza altri capitomboli, non solo finanziari. L’effetto domino si sta manifestando sempre più evidente anche ai meno attenti. Le guerre pseudo-rivoluzionarie dilagano, i mercati crollano, gli stati inseguono la bancarotta fingendo di volerla evitare… Tutto torna. L’armonia si manifesta nel delirio e nella distruzione. Ciò che è dato è ricevuto.

Che cosa possiamo imparare da tutto ciò?
Niente… se individualmente continuiamo, come chi ci governa, a pensare solo a noi stessi come individualità separate, piuttosto che iniziare a comprendere che invece siamo un tuttUno, solo apparentemente diviso in miliardi di esseri, con lo scopo di sperimentare la molteplicità nella materia e acquisire con l’esperienza consapevolezza, conoscenza e infine… amore.

Come è possibile essere generatori di pace, prosperità e benessere collettivo, se continuiamo ad aggredirci l’un l’altro, ad ogni livello personale, sociale, di gruppo e nazionale? Seminando la guerra cosa speriamo di raccogliere?

Il 2012 è oggi per molti il simbolo del cambiamento. Ma in che direzione questo cambiamento potrà avvenire, dipende solo ed esclusivamente da noi… da me, da te, da tutti coloro che si sentono chiamati ad essere responsabili, a divenire adulti anche interiormente, mettendo da parte il bambino dispettoso per prendersi cura, finalmente, del bambino essenziale: la nostra parte più vera, la Luce che non si spegne, il frammento del Divino in noi.

Queste parole sono le parole sparse al vento, ma che tu puoi raccogliere, com-prenderle e trasformarle in azione silente, dentro di te, creativamente.


La percezione della realtà -

3 Luglio 2011

 Ti sei mai chiesto che cosa sia la realtà? Se esiste una realtà oggettiva e uguale per tutti?

A me è successo molte volte ma solo dopo un lungo e costante Lavoro su me stesso, ho iniziato a vedere come ciò che comunemente defiinivo “realtà” era assai  mutevole e sommamente influenzata dal mio atteggiamento verso di essa; quindi si trattava di un’illusione reale, più o meno piacevole, o drammatica, a seconda se il mio stato emotivo era più o meno propenso alla positività.

Nel mio lavoro con i gruppi di Costellazioni Familiari e Spirituali ho potuto constatare come la percezione della realtà sia assolutamente individuale, e come questa percezione dipenda da codici introiettati e da convinzioni limitanti che, come un carico invisibile e non desiderato, condizionano il libero e leggero fluire di un’individuo nel  suo percorso di realizzazione.

Di questo in fondo si è sempre parlato, in varie forme filosofiche e religiose, ma oggi la fisica quantistica ci fornisce  elementi importanti e aggiornati alla comprensione dell’uomo moderno; possiamo così essere più sicuri della direzione da prendere per risolvere concretamente e felicemente la nostra vita, prendendo in mano, per quanto possibile, il nostro futuro.

Sono lieto quindi di aggiungere a questo mio articolo, un altro di Bruce Lipton, scritto alcuni anni or sono, che può aiutare a meglio assimilare dei concetti che possono sembrare solo teorici o alquanto misteriosi.

Epigenetica: Geni e percezione
di Bruce H. Lipton, Ph.D.

Sempre più chiaro il potere della mente sulla biologia. Il “cervello” della cellula in realtà è la membrana cellulare. Questa scoperta incide profondamente sul modo di concepire la genetica e il ruolo che fino a poco fa pensavamo potesse avere sull’espressione della vita. Non siamo nelle mani dei geni, sono i geni ad essere nelle nostre mani e in balia delle nostre convinzioni più profonde plasmate dall’ambiente in cui cresciamo e viviamo. Questa nuova scienza prende il nome di epigenetica.

Molto presto nel corso della mia carriera di scienziato ricercatore e professore di medicina, ho sostenuto attivamente la prospettiva che il corpo umano fosse una macchina biochimica “programmata” dai suoi geni. Noi scienziati ritenevamo che le nostre forze, quali le capacità artistiche o intellettuali, e le debolezze, come le malattie cardiovascolari, il cancro o la depressione, rappresentassero caratteristiche distintive pre-programmate nei nostri geni. Di qui, ho percepito le qualità e i deficit della vita, oltre alla salute e alle fragilità, semplicemente come un riflesso della nostra espressione ereditaria.

Ma nel 1980, la mia ricerca cominciò a rivelare che questa prospettiva sul corpo umano era imperfetta. Dal 1985 mi accorsi che le nostre cellule non erano controllate dai nostri geni ma piuttosto dalle loro percezioni dell’ambiente. Formulai un’ipotesi che il “cervello” della cellula in realtà fosse la membrana cellulare, e nel 1987 mi fu offerta l’opportunità di verificare questa ipotesi come membro ricercatore alla Stanford University’s School of Medicine. La mia teoria sul controllo delle cellule da parte delle nostre percezioni fu convalidata in due importanti pubblicazioni scientifiche. Questa ricerca all’avanguardia presagì una delle più attive aree di ricerca attuali, l’epigenetica, la scienza di come i geni vengano controllati dall’ambiente e, più significativamente, dalle nostre percezioni di quell’ambiente.

La nuova prospettiva sulla biologia umana non considera il corpo solo uno strumento meccanico, ma include il ruolo della mente e dello spirito. Questa svolta in biologia è fondamentale per la guarigione perché mostra che quando cambiamo le nostre percezioni, o convinzioni, mandiamo alle nostre cellule messaggi completamente diversi. In realtà, le riprogrammiamo. Questa nuova scienza biologica (definita epigenetica) rivela perché le persone possono avere remissioni spontanee, o recuperi di lesioni ritenute invalidità permanenti.

Il corpo rappresenta realmente lo sforzo collaborativo di una comunità di cinquantamila miliardi di singole cellule. Mentre ogni cellula è un’entità indipendente, la comunità del corpo accoglie desideri e intenzioni della sua “voce centrale”, mente e spirito.

La nostra fonte principale di stress è la nostra “voce centrale” del sistema, la mente, che in realtà consiste di due menti separate, conscia e subconscia. La mente conscia è il “tu” pensante. È la mente creativa che esprime il libero arbitrio. Suo partner di sostegno è la mente subconscia, un database di comportamenti programmati. Certi “programmi” derivano dalla genetica. Ma la maggior parte dei programmi subconsci si acquisiscono con le esperienze evolutive di apprendimento avute da bambini.

La mente subconscia non è la sede del ragionamento o della coscienza creativa. È esattamente uno strumento stimolo–risposta. Quando la mente subconscia percepisce un segnale dall’ambiente, risponde riflessivamente attivando una reazione comportamentale memorizzata in precedenza…non è richiesto alcun pensiero!

Le percezioni o convinzioni fondamentali sulla vita furono scaricate nella nostra mente subconscia osservando semplicemente i comportamenti e atteggiamenti dei nostri genitori, fratelli e sorelle, e altre persone nei primi sei anni di vita. L’efficacia dello sdoppiamento della nostra mente ora viene definita dalla qualità dei programmi trasmessi nella nostra mente subconscia.

La parte insidiosa è che i comportamenti subconsci sono programmati per innestarsi senza il controllo né l’osservazione del se conscio. Dato che la gran parte dei nostri comportamenti sono sotto il controllo della mente subconscia, raramente li osserviamo, o ancor meno sappiamo del loro innesto automatico.

Quando diventiamo più consapevoli, e facciamo meno affidamento sui programmi del subconscio, diventiamo i padroni del nostro destino invece che le “vittime” dei nostri programmi. Usando la consapevolezza conscia possiamo trasformare attivamente la nostra vita riscrivendo quelle percezioni e convinzioni limitanti, e i comportamenti auto-sabotanti.


Abbiamo parlato dell’argomento Epigenetica nel

Bruce Lipton©

Bruce H. Lipton, Ph.D., biologo cellulare, autore ed ex Professore Associato all’Università della Wisconsin’s School of Medicine. La sua ricerca all’avanguardia sulla clonazione delle cellule umane alla Wisconsin and Stanford University’s School of Medicine presagì il rivoluzionario campo dell’epigenetica, la nuova scienza di come l’ambiente e la percezione controllino i geni. Grazie ai suoi studi rivoluzionari, che incorporano la scienza medica convenzionale, la medicina complementare e la guarigione spirituale, Bruce è diventatolo un conferenziere molto apprezzato in campo internazionale. Nel 2006 è stato pubblicato il suo bestseller: la biologia delle credenze >>> e inoltre nel novembre 2007 l’inedito dvd: la mente è più forte dei geni >>>

Se desideri vedere la registrazione del video seminario relativo, ecco il link:

http://www.youtube.com/view_play_list?annotation_id=annotation_793734&p=FDC887A6DD7C1561&feature=iv


Perché non l’hai fatto prima? -

26 Giugno 2011

E’ assolutamente naturale che tutti noi, in base alla Legge del Minimo Sforzo (1), tendiamo a “vivere” in quella zona di comfort nella quale abbiamo l’impressione, illusoria, di avere sotto controllo la nostra vita.

In questa zona di comfort abbiamo anche l’impressione di tenere meglio a bada una certa sofferenza, un certo fastidio, che possiamo percepire se spostiamo l’attenzione dall’esterno verso l’interno, a quel punto che si trova intorno al nostro plesso solare. Ma siamo davvero sicuri che questo, adesso, ci conviene?

Questa falsa certezza si è formata e cristallizzata in noi da lungo tempo, dal tempo in cui stavamo imparando come era più conveniente ed economico comportarci,  e agisce tuttora a livello inconscio condizionando i nostri comportamenti, le nostre reazioni, le nostre decisioni, le nostre scelte e, infine, tutto ciò che determina la qualità della nostra vita, delle nostre relazioni, dei nostri successi o insuccessi.

Che cosa ci trattiene dal sperimentare liberamente altre possibilità, altre condizioni, forse più favorevoli ma anche… sconosciute?
Amo ricordare, trattando di questi argomenti, il famoso monologo dell’Amleto (Essere o non essere?) nel quale ad un certo punto egli si chiede:

“Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli, imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita miserabile , se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai tornò alcun viaggiatore - a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che di correre in cerca d’altri che non conosciamo?”

A quale morte  si riferisce Shakespeare? Certamente seguendo il testo alla lettera, a quella fisica… ma è solo così?

Mi piace pensare che il grande drammaturgo si riferisse anche alla piccola morte che  ognuno di noi deve affrontare ogni volta che prova a trasgredire a certi codici introiettati nel passato e puntualmente rafforzati da chi abbiamo intorno, che, come noi, ne ha introiettati altri di simili e che, pur credendo di fare il nostro bene, tende a ricordarceli.

Certe leggi inconscie, scritte col sangue nella pietra del Cuore,  limitano continuamente il nostro agire, impedendoci di scoprire e realizzare i nostri talenti, le nostre aspirazioni più vere e profonde. E allora perché non decidiamo una volta per tutte di cambiare qualcosa? Perchè crediamo che non sia possibile? Perché non sappiamo come fare? Per paura?

Sono quasi certo che oggi, proprio tu che stai leggendo queste righe, stai iniziando a farti queste domande e che la domanda iniziale:
“Perché non l’hai fatto prima?” sia quasi ovvia… scontata…
Ma che cos’è in fondo: prima? Ciò che conta è: adesso!

Alla prossima!

Emmanuele

Nota (1): La Legge del Minimo Sforzo è pur sì una legge naturale, ma non per questo agisce sempre in modo assolutamente positivo per noi, in quanto anch’essa è sottoposta al dualismo; sta quindi a noi fare in modo che essa agisca a nostro vantaggio.


Fiducia e amore: vanno insieme sempre? -

11 Giugno 2011

A chi non piacerebbe sentirsi dire “mi fido di te”?  Avere la certezza (razionale) di essere amati (come vorremmo) è praticamente impossibile, eppure molte persone sentono l’esigenza di esprimere verbalmente la loro profonda esigenza di fidarsi del partner, ponendo magari come contropartita la loro “indiscussa” affidabilità.

Tralascio per adesso di porre la questione differenziando il genere sessuale del richiedente fiducia che, pur avendo una forte valenza in proposito, non è comunque discriminante in modo assoluto.

Per ragionare su questo, partirei dal presupposto che la fiducia che ho riposto in qualcuno sia stata disattesa, per una separazione improvvisa causata da un “tradimento” o semplicemente da una perdita di interesse, di attrazione sessuale, o anche perché ciò che abbiamo scambiato ha compiuto il suo lavoro e i vasi sono colmi e immobili.

La separazione forzata  porta un  certo grado di sofferenza; perché? Ovviamente essere rifiutati è qualcosa che colpisce l’orgoglio, ma anche rinnova antiche ferite o paure di abbandono che sono state opportunamente celate, ma che continuano ad agire nel subconscio.

C’è anche un altra ragione, apparentemente meno profonda ma altrattanto vitale; una ragione che riguarda forse più lo spirito (essenziale) che l’anima (legata alle “ragioni” del mondo), è la ragione dell’anelito di Libertà. Questo anelito è mascherato dall’invidia!
Mi spiego meglio: quando qualcuno ci lascia, ciò che fa male è anche il sentimento dell’invidia; invidiamo chi è stato capace di liberasi da un legame che lo teneva prigioniero, soffocando le sue pulsioni vitali, nei lacci di false promesse di fedeltà e fiducia. Invidiamo nell’altro la “presunta” libertà dimostrata, libertà che vorremmo essere anche nostra.

La fiducia nel rapporto è qualcosa che si può realizzare solo istante per istante all’interno del rapporto stesso, vivendo il momento totalmente.
L’unica certezza che possiamo avere è quella di amare, non quella di essere amati. Amare è comunque difficile perché presuppone la capacità di amare se stessi, in libertà e fiducia.
Fidarci di noi stessi è il presupposto per fidarsi dell’altro e di conseguenza di amarlo per ciò che è, senza pretesa di promesse e giuramenti che la stessa storia umana ci racconta fallaci quanto inutilmente ripetuti.

Autostima, fiducia di sé, amor proprio (non egocentrico), sono i presupposti per l’Amore Libero, libero anche dal bisogno compulsivo di fidarsi.


Attenzione: il Codice limitante tende ad auto alimentarsi -

2 Giugno 2011

Cari Amici,

durante l’ultimo seminario esperienziale di studio sull’Enneagramma di Gurdjieff, molti di noi hanno potuto entrare in contatto con il proprio maggior codice limitante (che spesso sono più di uno).
La tendenza, naturale, di coloro che essendo pronti hanno ricevuto e memorizzato questo importante insegnamento, è poi quella di fermarsi a “dormire sugli allori”… ma attenzione!
Il codice limitante interiorizzato da lungo tempo,  anche se apparentemente scoperto, tende a ritornare celato, usando vari stratagemmi inconsci, non ultimo quello di farci credere di averlo già superato, risolto.

Il meccanismo dei codici è fatto in modo da autopreservarsi e auto alimentarsi.
Come lo fa?
Attirando a noi situazioni limite alle quali ci costringerà a rispondere automaticamente in modo tale da darci conferma della sua veridica e giustificata esistenza.

In alcune tradizioni orientali, questo meccanismo può essere paragonato alla Ruota del Karma. Nella tradizione alchemica è  Ouroboros,  il serpente che si morde la coda.

Ciò se da una parte costituisce un meccasmo difensivo verso la grande sofferenza procurata dalla ferita affettiva iniziale, da un’altra parte rafforza la cicatrice, il velo, che ci impedisce di vedere che in realtà la causa dei nostri timori, di ciò che ci auto-limita, è ormai scomparsa da tempo, in un più o meno lontano passato, e di conseguenza ci impedisce di vivere il momento presente per ciò che realmente è, affrontando ogni situazione e ogni relazione, come una nuova ed unica possibilità evolutiva, con la necessaria apertura di cuore.

Con le Costellazioni Spirituali possiamo aiutarci a ricercare le motivazioni profonde dei meccanimi che costituiscono le sbarre della nostra prigione, e anche a tentare di uscirne, affidandoci ad un Amore più grande.

Buon proseguimento e arrivederci alla prossima occasione di Lavoro.

Emmanuele


“Finché cerchi l’amore con occhi egoisti…” -

6 Febbraio 2011

“Finché cerchi l’amore con occhi egoisti
il cruccio del rimpianto ti aspetterà”

(Hakim Sanai - Il giardino cintato della verità)

Siamo stati abituati a pensare all’amore come a qualcosa che si deve soprattutto ricevere e quindi possedere, in certi casi anche pretendere!
Così ci ostiniamo a chiamare “amore” una pulsione che nasce dal bisogno egocentrico di auto-affermazione e di “verifica” del nostro potenziale.

In questo gioco, l’Altro, l’oggetto del desiderio, perde i suoi tratti essenziali, che diventano irriconoscibili, mentre gli attribuiamo connotazioni che appartengono solo ai nostri bisogni; in altre parole, l’Altro da noi, diventa uno strumento, un oggetto: lo specchio dei desideri insoddisfatti.

Amare in modo cosciente,  disinteressato, potrebbe essere una soluzione, ma quanto è realmente possibile in una relazione di coppia? E ne siamo capaci? E poi, in fondo, la relazione di coppia, il desiderio di essa, nasce anche dal bisogno assolutamente naturale di dare e ricevere… quindi, ci diciamo, è cosa buona e giusta!

Spesso mi sono sentito dire, ed io stesso ho constatato, che l’amore disinteressato (in cui l’interesse dell’Altro è messo al primo posto) non ha prodotto il risultato sperato: un ritorno d’amore.
Dove sta l’inghippo?

Intanto sarebbe opportuno osservarci in profondità, oltre la maschera ipocrita del buonismo, e magari scoprire che quell’amore disinteressato poi tanto disinteressato non era…
Una certa parte di noi stessi covava il naturale ed ovvio desiderio di essere contraccambiata.

Dato che nulla si può realmente dare senza altrettanto opportunamente ricevere, come in un perfetto equilibrio dinamico,  ciò che forse occorre fare è cambiare totalmente il punto di vista, anzi in questo caso direi più esattamente: cambiare la visione, la nostra proiezione.

Infatti, dato che ciò che vedo nello “specchio” dell’Altro sarà in ogni caso l’immagine di me stesso… così pure sia; ma con un’altra “modalità”, addirittura più accentuata!
Provo a spiegarmi meglio…

Se nell’Altro, nel Partner, nell’Oggetto del desiderio, cerco di vedere non già le mie proiezioni fantasmagoriche ma essenzialmente il mio Sé in altra forma apparente… un altro me stesso, quel me stesso che ha bisogni e desideri affini e anche dissimili, quel me stesso che voglio conoscere a fondo, per nutrirlo e nutrirmene… ecco che allora il miracolo dell’Amore sgorgherà immediatamente in me; il ritorno agognato sarà immediato e pervaderà tutto il mio essere colmandolo di gioia.
Così  scopriamo che l’Amore per l’Altro è Amore per Sé; l’egoismo distruttivo si è trasformato
in compassione; in noi stessi troviamo nuova energia, inesauribile, che possiamo donare in un ciclo virtuoso auto-rigenerante.

Comprendiamo allora come, in questo stato sublime di gratificazione e di unità, in questo amore adulto, ogni pretesa all’esterno, ogni richiesta ulteriore sia superflua e “…tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù“.

Questa può anche essere una spiegazione di come funziona la Legge di Attrazione in amore e nelle relazioni.

Sono assai benvenuti i tuoi commenti costruttivi a questa meditazione sull’amore cosciente.


Crescere nel Rapporto di Coppia -

10 Dicembre 2010

Recentemente ho conosciuto una coppia di amanti, che mi hanno detto:

Ci amiamo perché uno compensa le mancanze dell’altro. Le nostre diversità si combinano perfettamente.”
E’ assai difficile che due persone totalmente diverse tra loro, possano rimanere per lungo tempo insieme. Solo un amore cosciente, adulto, “cristico”, frutto di un lungo lavoro psicologico e spirituale, può “amare i propri nemici” riuscendo a fondersi col suo opposto.

L’amore “umano”, ovvero ciò che ordinariamente è definito “amore”, si basa invece sulla legge della simpatia: possiamo amare solo ciò che riconosciamo (percepiamo) come nostro. Due amanti si somigliano sempre. Queste somiglianze a volte, non sono immediatamente riconoscibili. Un’accanita risparmiatrice, ad esempio, potrebbe essere accompagnata da uno scialacquatore, o viceversa: li accomunerebbe un rapporto ossessivo con il denaro.

Tra un uomo violento ed una donna passiva, masochista, che subisce le sue angherie, non c’è molta differenza: entrambi sono posseduti da una rabbia irrisolta; coattiva ed esplosiva nel primo caso, coattiva ed implosiva nel secondo.
Per trovare similitudini tra due amanti, non dobbiamo fermarci all’ingannevole apparenza.

D’altra parte l’innamoramento stesso cos’è se non il rispecchiarsi nell’altro? Più forte è l’impressione che il partner richiami elementi del nostro vissuto, più rapido sarà l’instaurarsi di quel clima di fiducia che prelude il coinvolgimento affettivo.

Di rado però, i rapporti affettivi conducono ad una dimensione psicologicamente indipendente. Nella maggioranza dei casi si opera una semplice sostituzione: i conflitti non risolti nella famiglia d’origine, sono camuffati e trasferiti nel nuovo nucleo familiare.
Quante volte, infatti, le storie amorose diventano alibi per non confrontarsi con il proprio vissuto individuale? Quante volte diventano scialuppe di salvataggio che conservano ulteriormente le dinamiche irrisolte ed ignorate del passato?

Nella maggioranza dei casi, i nostri rapporti affettivi, altro non sono che riproduzioni delle nostre carenze affettive infantili. In tal modo il partner diventa il sostituto di quel genitore che ci ha “protetto” fino ad allora, o quel padre, o quella madre, che avremmo sempre voluto avere.

La principale differenza tra un rapporto affettivo maturo e uno infantile, è data dalla presenza di una dimensione di crescita dei singoli partner: grazie alla vita di coppia i partner possono costruire nuove forme di contatto con il proprio vissuto individuale. Ma non è semplice acquisire la necessaria autonomia da queste dinamiche ed accedere alla maturità affettiva. A volte infatti fraintendiamo l’autonomia con il rifiuto e la fuga provenienti dalla rabbia, dalla paura e dal senso di colpa. Nella maggioranza dei casi fuga ed indipendenza non sono la medesima cosa.

Le parti assunte nel teatro psicologico familiare, sono difficili da individuare, perché il bambino si trova a rivestirle involontariamente, sin dalla primissima infanzia. Per esempio: una madre possessiva, insoddisfatta del compagno, potrebbe investire il figlio di una grande responsabilità; da lui infatti dipenderebbero la sua serenità, il suo sentirsi amata o rifiutata.

Questi “ruoli” vengono assegnati dal genitore per via inconscia, ed il bambino vi partecipa senza troppe storie, ottenendo così le attenzioni, le carezze, l’affetto che gli sono necessari per crescere.

Un vissuto infantile di questo genere, produce sempre delle conseguenze nella vita adulta. L’amore verrà recepito come un’arma di ricatto, e fonte di sensi di colpa; ci si scoprirà incapaci di assumersi la responsabilità di amare in modo cosciente, assumendoci invece responsabilità che non ci competono, ma che erano di un nostro genitore.

Un Amore cosciente, non chiede al partner di essere un genitore, non produce gabbie, non assegna ruoli precostituiti, non può essere “istituzionalizzato”. L’Amore cosciente aiuta la coppia a crescere individualmente; è il miracolo dell’antitesi che si fonde e si combina. I due partner, pur essendo animicamente una sola cosa, crescono separatamente come nessun percorso individuale potrebbe realizzare.

Quando i due amanti escono dal bisogno infantile di trovare nel partner un genitore, vivono insieme non per colpevolizzarsi o rivendicarsi, ma per essere gratuitamente al servizio dell’altro, con ascolto, accettazione, lealtà.
Per questo in una coppia è sufficiente che sia uno dei due a crescere; l’altro andrà immediatamente a beneficiarne.

 (Estratto da un articolo di studio del Febbraio 2006 – La Quarta Via – Edizioni La Teca)


Attrazione e repulsione -

26 Novembre 2010

< Un giorno, durante un viaggio, parlavo con un caro e stimatissimo amico di alcune mie considerazioni su un tipo di scienza antica, esoterica, che per giungere alla conoscenza parte da un punto e da un metodo… opposto a quello della scienza “ufficiale”, col risultato di rendere tutto molto più armonioso e “semplice” da comprendere, al di là di ciò che appare altrimenti. Si parlava del fatto che certe energie, come le cariche elettriche e magnetiche, seguono la legge dell’attrazione degli opposti  (+ e -, positivo e negativo, si attraggono), e che questo ha anche influenzato un certo tipo di pensiero sulle relazioni fra i sessi, avvalorato dal fatto che maschile e femminile, in qualità di opposti sessuali, normalmente si attraggono. Sorge spontanea una domanda: che succede quando due opposti si incontrano? Si annullano a vicenda? Si fondono e creano qualcosa di nuovo?
Poi il mio amico disse:

 “Ma sei poi certo che siano veramente gli opposti ad attrarsi?”.

Da allora questa domanda ha continuato a visitare la mia mente e, man mano che vivevo, raccoglievo dati per rispondere al quesito. So che può sembrare sciocco ed inutile tanto sforzo per qualcosa che a molti di voi potrà apparire ovvio e su cui probabilmente migliaia di libri hanno speso parole, ma non prendo quasi più niente per buono se non l’ho masticato personalmente.

Oggi sento di essere arrivato ad una certa comprensione che è sempre suscettibile di miglioramenti: in pratica è vero che certe parti di noi si attraggono, se parliamo di noi come di uomini e donne che si cercano. Penso che vi siano diversi livelli di attrazione e repulsione, causati dai diversi corpi sottili di cui siamo fatti, o, se preferite, dai diversi organi e ghiandole che governano la nostra vita.

La parte di noi che ha sede nella chimica sessuale può essere attratta da una valenza opposta; così pure una parte che ha sede nel nostro centro emotivo o intellettuale può essere attratta da caratteristiche opposte. Vi è però una parte, più nascosta, seppur per alcuni visibile, che invece soggiace ad una legge paragonabile alla forza di gravità. Mi spiego meglio: il simile attrae il simile. Con “il simile” non intendo “l’uguale”, ma qualcosa di più complesso, e anche quel tanto misterioso, che rende la ricerca e l’incontro un’esperienza vera, unica nel suo genere. Non credo di essere stato chiaro, ma va bene così…, non ho intenzione di propinare alcuna verità preconfezionata.

Veniamo adesso alle “anime gemelle”.

Ho letto in passato, e per qualche motivo inconscio mi sono trovato d’accordo, che le “anime gemelle” esisterebbero realmente. Esse, inoltre, non sarebbero solamente due ma molte di più. Sarebbero sparse nel mondo per essere incarnate; oltre il tempo e lo spazio, in un eterno presente esse si cercano continuamente. Se ammetto che ciò sia vero, allora mi chiedo: da cosa nascono tanta sofferenza, tanta infelicità, tanto rancore e solitudine?

Non potrebbe, invece, essere semplice e naturale l’entrare in contatto con le nostre vagabonde anime gemelle?

Ma ecco, qui deve esserci il trucco… >

(Se ti è interessato questo frammento di pensiero,  estratto dal  libro: “Una storia impossibile” (Edizioni La Teca), puoi continuarne la lettura, acquistandone una copia per te,  e per chi eventualmente desideri donarlo, a questo link)

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