Obbiettivo
Il mio obbiettivo nel Lavoro con le Rappresentazioni Familiari e Spirituali è riconoscere ciò che è.
Vedere i blocchi, le aspettative, gli irretimenti, le false convinzioni, che impediscono di vivere la Realtà per quello che è, così come è.
Spesso amo ripetere che “sono innamorato della Realtà”.
Trovo che la Realtà sia quanto di meglio mi sia concesso di vivere.
E’ tutta quanta qui, sempre disponibile, abbondante, amante instancabile.
L’unico problema “reale” è come imparare a vederla, ad accettala, quando essa mi pone davanti i suoi aspetti meno piacevoli, diciamo pure: dolorosi?
Se riesco a stare qui, a non scappare, a prendere tutto come un dono, ecco che inizia in me un processo di trasformazione. Qualcuno ha detto che la trasformazione dell’essere con il Lavoro su di sé, è un processo contro-natura; infatti se ho paura scappo, se ho dolore mi sottraggo dalla causa, se metto una mano sul fuoco sento bruciore e la mano scatta via da sola… e tutto questo è molto naturale e automatico: istintivo! Ciò che invece posso fare è: “stare”.
Ovviamente non intendo lasciarmi arrostire sul fuoco! Solo la metafora esemplificativa di una reazione automatica, in questo caso finalizzata alla sopravvivenza fisica. L’automatismo difensivo compie egregiamente il suo lavoro! E così bene che è anche parte in causa dei nostri problemi evolutivi… Ciò a cui mi riferisco è la sofferenza interiore, quella che mi fa stare male da cani (…perché mai si dice cosi? Che ne penserebbero i cani?), che mi colpisce qui al plesso o qui al cuore, oppure qui… alla testa e alla considerazione che ho di me stesso.
Quando permetto a questa sensazione di emergere dal profondo, di manifestarsi per ciò che è… quando la sensazione di debolezza, di fragilità, scombussola l’idea che ho di me… rimango con essa senza fuggire, ancora un poco, la trasformo da inutile sofferenza passiva in sofferenza volontaria creativa. Ciò nulla ha che fare col masochismo. Allora se imparo a stare, a non fuggire, a non nascondermi con bugie a me stesso… allora ho una possibilità nuova: la possibilità di comprendermi, di accettarmi, di amarmi per quello che sono e, di conseguenza, amare l’altro da me per quello che è, incondizionata-mente. Con mente-incondizionata: dalle mie aspettative, dai miei bisogni, anche dalle mie idee sull’amore e di come dovrebbe o non dovrebbe essere; di come dovrei sentirmi io, di come dovresti comportarti tu per farmi sentire amato.
Difficile? Forse… ma vero! Ed io amo la Realtà. Qualcuno afferma che ognuno ha la sua verità e di conseguenza una sua realtà; altri sostengono al contrario che esiste una sola Realtà-Verità valida per tutti. Comunque stiano le cose e comunque tu possa pensarla, io ho a che fare con la realtà che mi riguarda, e molto da vicino! Poi mi basta chiudere gli occhi e già ho una diversa percezione della realtà. Che accadrà se chiudo i mio occhio interiore? Se mi nego un pensiero, un’emozione, un’esperienza, non credi che questo possa influire sulla mia percezione della Realtà? E di conseguenza anche sulla mia-realtà? Un po’ come se tre persone guardando un medesimo paesaggio, ma ciascuna con occhiali dalle lenti di colore diverso senza esserne al corrente, descrivendo le caratteristiche dello stesso si trovassero in disaccordo. Eppure quel paesaggio è ì davanti a loro! Proviamo a toglierci questi benedetti occhiali e diamo un’occhiata a quello che c’è, così com’é. Forse saremo più liberi, anche di cambiare occhiali a piacimento, di guardare ciò-che-è anche dal punto di vista dell’altro.
“Allora vedrai qualcosa di nuovo, poiché nuovo sarà il tuo sguardo”.
Emmanuele
4 Febbraio 2011 alle 22:07
Carissimi amici,
da anni desideravo partecipare alle Costellazioni. Pur non essendoci le condizioni ottimali, mi sono fatta coraggio e mi sono prenotata.
E’ stata una esperienza fortissima, che suggerirei di fare a chi desidera “fare un viaggio” dentro di sè.
Non si parla molto, non ci sono relazioni di studi o ricerche, nessuno che pontifica o pretende di darti la formula giusta per guarire dal malessere.
Non ci sono spazi per “raccontarsi”. Qui non conta chi sei a livello professionale. In questa sede sei un essere umano che ha bisogno di imparare (come dobbiamo farlo tutti) la semplicità di svelarsi agli altri senza muri inutili.
Per partecipare alle Costellazioni familiari e spirituali ci vuole….generosità e umiltà.
Generosità nei confronti di sè stessi per “darsi” l’opportunità di conoscersi meglio, e nei confronti degli altri perchè durante le rappresentazioni ci si svuota del proprio io per fare spazio al dolore o la gioia dell’altro.
Umiltà perchè una volta di più attraverso le costellazioni un essere attento può ritrovare negli altri e nelle storie degli altri ..aspetti della propria esperienza.
E si può entrare nel miracoloso sentiero del “non-giudizio”, un sentiero silenzioso e segreto, che porta a dilatare il cuore nei confronti di tutti e a vincere la rabbia, i sensi di colpa, le scuse, l’odio..e sperimentare una grande pace.
Direi che forse una anticipazione di ciò che succede è doverosa, anche se parlarne non rende come vivere in prima persona questa esperienza.
Il gruppetto che si riunisce non si presenta altro che con il nome e poche parole sul motivo della presenza lì.
A turno, a seconda di quello che si sente, si espone silenziosamente ( o pubblicamente, se si vuole) il proprio”nodo”, la domanda, il dubbio che si desidera “inquadrare” attraverso la rappresentazione.
E qui avviene una sorta di miracolo…un travaso emotivo e spirituale che rompe le barriere esteriori, travalica le parole, le informazioni, le razionali disquisizioni…..e fa si che ogni membro del gruppo chiamato in causa in quel momento faccia suoi i sentimenti di chi ha fatto la richiesta spirituale.
Chi cerca la risposta, la troverà in un muto riconoscersi nel dramma silenzioso che si snoda davanti ai suoi occhi.
Chi rappresenta, troverà attraverso questo servizio una risposta ancora più grande.
Tutti siamo tutto e nulla, misteriosamente chiamati alla condivisione di una Grandezza che ci supera: Il Mistero dell’Amore, sofferto, ferito, negato, oppure accettato, vissuto, liberato.
Il risultato? Immaginate un camminatore che è salito su una cima e vede dall’alto le cose. Aria pura e una grande pace.
Silenzio e silenzio.
Grazie, Emmanuele.
Alla prossima.
Eliana
4 Febbraio 2011 alle 22:11
Grazie Eliana!
E’ sempre interessante la descrizione di un incontro di Rappresentazioni visto con gli occhi del neofita, che poi in fondo neofita non è…
Alla prossima allora!
Emmanuele