Una definizione della Felicità? -

7 novembre 2011

Felicità… una parola che generalmente è considerata come un’astrazione, un’illusione, forse anche un poco… impudica, tanto da suscitare un sentimento di vergogna in chi osa attribuirsene la “proprietà”.

“Se sei felice, non urlarlo troppo forte; la tristezza ha il sonno leggero.” (Proverbio popolare?)

Definirla è forse qualcosa di inutile in se stesso; ma la Mente, perennemente inquieta, si torce dal desiderio di inquadrarla in un concetto, o un fatto, decifrabile (forse per un timore inconfessabile di annullamento?).
Possiamo cavarcela egregiamente citando:
“La Felicità è uno stato dell’Essere” - ma non si conclude molto se non conosciamo che cosa sia “Essere“.

Recentemente ho letto un post con una citazione (di cui non ricordo l’autore) che mi sembra ben esprimere il concetto :

“La Felicità non è fare ciò che vorrei fare, ma essere contento di quello che faccio.”

Non si tratta di una vera e propria definizione… ma aiuta!
Aiuta a provarci, a ricercare e vivere quel certo “stato dell’Essere” che mi permette di “essere qui” nell’adesso, tralasciando per po’ le valutazioni, le classificazioni e i giudizi della Mente.

Vivere l’Adesso, come ama ripetere il caro Eckhart Tolle  può essere difficile o meno, tanto dipende dal nostro vissuto, da quanto accettiamo ciò che siamo, da quanto ci amiamo.

Durante le Rappresentazioni delle Costellazioni Spirituali, abbiamo la possibilità di sperimentare la visione distaccata nella presenza, come in una non-palestra in cui allenare il silenzio mentale lasciando libera l’intuizione nel semplice atto del sentire.  


La Domanda più importante -

31 agosto 2011

Mi sento fortunato.

Grazie a Dio mi è stato concesso di imparare (e ri-conoscere in me) le grandi verità che mi/ci appartengono. (Forse ti sembra un’affermazione presuntuosa eppure poter “riconoscere e affermareciò che è, soprattutto in pratica e senza giudizio, è parte integrante del ritorno all’Essere).

Molti anni fa, un Maestro ci ripropose un antico koan dello Zen:

  • “Qual è il suono di una mano sola?”

La risposta mi venne immediata, ma non la riporterò  per non intralciare la tua personale meditazione.  ;-)

Voglio invece parlarti di quella che oggi ho percepito essere la Domanda più importante  per te che cerchi la Risposta, l’unica che potrà generare in te la condizione ideale per ottenere quella Risposta:

  • La Domanda più importante è:  nessuna domanda.

Nessuna domanda è il vuoto che si crea quando la mente si quieta, in quegli istanti (rari) in cui sei totalmente presente a te stesso, senza il brusio del pensiero, e vivi l’attimo della realtà per ciò che è così come è, senza giudicarla, senza darle un nome o imprigionarla in un concetto, senza attribuirle alcunché, quando sei nel .
Allora in quegli istanti di Luce, la Realtà risponderà, in te stesso, alla tua Domanda, ma con nessuna risposta.

  • La Risposta più importante è: nessuna risposta.

Questo “fenomeno”di consapevolezza silenziosa e”vuota”, peraltro naturale e auspicabile, presente nei bambini piccoli, accade più facilmente se hai l’opportunità di trovarti alla presenza di un vero Maestro, e in un certo tempo e luogo appropriati, quando la Sua Presenza è talmente forte da coinvolgerti totalmente.
Allora puoi scoprire che tutte le domande che avresti voluto rivolgergli sono scomparse; ciò che resta è semplice stupore estatico, nell’unione con Lui (o Lei) che è tramite del Tutto.

Ma non è necessario, una volta sperimentato questo stato dell’Essere, che tu rincorra questa esperienza per rinnovarla nell’identico modo;  il Maestro è lo Strumento che vuole essere usato e poi abbandonato. Piuttosto cerca come ritrovarla nella tua quotidianità,  perché Essa (la Presenza) è sempre lì, in attesa amorevole e paziente del tuo sguardo disincantato, libero dalla mente, per venirti incontro e abbracciarti nella tua verità.

Grazie.

Emmanuele


Chi è che sogna, desidera, vuole? -

17 agosto 2011

Mi piace, quando faccio legna nel bosco sopra casa, lanciare i piccoli tronchi cercando di raggrupparli in un punto preciso, più in basso, evitandomi di doverli trasportare a braccia.
E’ un ottimo allenamento al “vuoto” mentale, infatti se osservo l’intenzione di “fare centro” il ceppo cade lontano dal bersaglio; solo quando guardo il besaglio senza intenzione i ceppi lo raggiungono con straordinaria precisione, anche dopo improbabili saltelli.

Stamane, mentre ero così affaccendato, mi sono domandato se ero veramente io a determinare la traiettoria del pezzo di legno o se viceversa fosse la mia mente profonda a prevedere ciò che sarebbe successo di lì a un attimo.
La Domanda in effetti è : “Quanto sono io a determinare ciò che accade e quanto ciò che accade determina ciò che sono? La mia volontà è reale o immaginaria?”
(Non mi interessa, in questa sede, dare una “mia” risposta, ma solo riportare la Domanda.)
Così, senza volere, ho avuto una nuova comprensione di un noto aforisma cinese:

“Una volta Chuang Tzu sognò che era una farfalla svolazzante e soddisfatta della sua sorte, e ignara di essere Chuang Tzu. Bruscamente si risvegliò, e si accorse con stupore di essere Chuang Tzu. Non seppe più allora se era Tzu che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Tzu.”


I fuochi di ferragosto -

16 agosto 2011

La notte del 14, verso la mezzanotte, dal paese della collina di fronte a dove abito, sulle alture dell’entroterra genovese, è usanza lo spettacolo dei fuochi artificiali. Anche quest’anno mi sono goduto lo spettacolo e, come sempre, mi sono chiesto quale possa essere il loro scopo, oltre naturalmente al puro divertimento e al concetto di buon augurio. Sono un po’ strano, mi piace cercare i significati nascosti (esoterici?) delle cose… anche le più ordinarie.

Oggi, mentre stavo riflettendo su di una presentazione del mio lavoro, è ritornata l’immagine dei fuochi d’artifizio, delle scie luminose proiettate verso il cielo notturno, oscuro e infinito, e dell’esplodere ad un tratto in fiori giganteschi dai petali colorati per poi svanire ancora una volta, nel buio.

Un pugno di piccoli razzi, come tanti piccoli Io, uniti per un tratto, come simboli di un cammino diretto, pur senza una meta precisa (perché sconosciuta a loro stessi), per poi realizzare il loro compito, in più direzioni, ancora una volta verso la terra.
Così la coscienza illuminata sparge i suoi frutti sul mondo e così come è apparsa, umilmente scompare.


Il tiro al piattello –

14 agosto 2011

Oggi, mentre meditavo sulle qualità della Presenza e del Vuoto, mi ha raggiunto un ricordo di gioventù, intorno ai 14 anni, quando il mio papà, occasionalmente, mi portava con lui su una collina in periferia dove c’era un circolo attrezzato per il tiro al volo, in particolare il tiro al piattello. In generale mi annoiavo lì, non avendo amici coi quali condividere qualcosa, ma ogni tanto papà mi permetteva di sparare a una serie di piattelli, che peraltro sbagliavo per la maggior parte non essendo allenato a quel gioco. Normalmente la mia media era di 3 piattelli su 10… e questo, ovviamente, non mi rendeva soddisfatto di me.

Una volta però c’era in ballo una gara e mio padre mi iscrisse tra i concorrenti. Una bella quanto rara dimostrazione di fiducia che mi stimolò a migliorare gli scarsi risultati  ottenuti fino ad allora; ma come fare?

Anche nelle prove di allenamento precedenti la gara non riuscii a migliorare la media e subentrò in me un senso di rassegnazione; non avrei certo vinto la gara, né probabilmente mi sarei piazzato… ma ormai ero in ballo e valeva quindi almeno divertirmi!

Tutto d’un tratto, lasciata ogni velleità competitiva, mi trovai straordinariamente rilassato e centrato, mentre osservavo come si muovevano gli altri concorrenti e soprattutto le traiettorie che prendevano i piattelli. Notai infatti che il lanciatore seguiva uno schema (lanciando a destra, a sinistra o al centro) che potevo indovinare seguendo la legge delle probabilità (mai studiata prima  peraltro).

Mi accorsi che potevo prevedere le traiettorie dei piattelli lanciati al momento del pull e in questo modo essere assai più veloce nel centrarli nel mirino della doppietta di papà. Per la prima volta feci 7 centri su 10! Avevo invertito la mia media così… quasi senza volerlo… per gioco!

Ecco, quella fu un’esperienza creativa, non competitiva. E’ un po’ come per il tiro con l’arco zen, nel quale non c’è la volontà dell’ego ma tu sei uno con il bersaglio.

A volte otteniamo risultati eccezionali proprio quando abbiamo lasciato ogni desiderio di prevalere, e questo può accadere casualmente, grazie a una combinazione di fattori.

Il vero Lavoro è quello di raggiungere un livello di essere tale che “il risultato” siamo “noi stessi”; non solo casualmente ma in modo permanente o comunque consapevolmente rinnovabile.

Il Segreto è nel Potere, il Potere è dell’Essere.

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Questo è un link al tiro al piattello virtuale; divertiti!

http://www.calshop.biz/skeet_game_gioco.html

Emmanuele


Sì…viaggiare… -

7 agosto 2011

Hai visto bene, è l’incipit di una vecchia canzone di Lucio Battisti; il motivo della scelta?

Qualche tempo fa, durante una passeggiata nel bosco vicino casa, improvvisamente ho ricordato un dialogo avvenuto oltre un decennio prima, tra me e il Sensei Luciano Parisi, uno dei miei più recenti maestri.  Il dialogo verteva sul fatto che, a suo parere, da quando frequentavo la sua Scuola di Arti Marziali ero un po’ cambiato:

“Tu credi Luciano? E in che modo sarei cambiato?”

“E tu non ricordi com’eri?” rispose con uno sguardo vagamente stupito.

Io in effetti non me ne ricordavo, né pensavo di essere poi cambiato quel granché, se non nel fatto che avevo appena lasciato un lavoro redditizio nel pieno del successo, che avevo lasciato la città per un “eremo” in campagna, ed altre cosucce all’apparenza forse importanti ma solamente esteriori, che in fondo ben poco servivano a guarire le vaste ferite del mio cuore, quanto piuttosto ad allontanarmene, a nosconderle ancora di piùà. In ogni caso attribuivo questo “non ricordo” ad una “carenza congenita” di memoria a medio-lungo termine circa le cose che mi riguardavano direttamente, e prime fra queste ciò che avvenne (se avvenne) nella mia infanzia pre-puberale, che in seguito avrebbe determinato la mia  personalità apparente.

Oggi mentre torno a casa passeggiando nell’ombroso vialetto sterrato, lasciando la Pina a scegliersi l’erba migliore, mi chiedo se e quanto  sia ancor oggi dimentico dei miei successivi “cambiamenti” e se ci sono stati… Di una cosa sono abbastanza sicuro: del diverso modo di percepire me stesso e gli altri.
Quale può essere la causa o le cause, della dimenticanza di sé e del proprio passato? Come intervenire, sempre sia  possibile e auspicabile, per porvi rimedio? La domanda è sempre valida… ed è bene che sia così!

Adesso arrivano in altri ricordi;  il primo veramente “illuminante” in cui , durante un incontro pomeridiano in un piccolo e surriscaldato locale adiacente la metro di Porta Principe, Giovanni M.Quinti disse:

Il segreto di ogni comprensione è mettere l’Altro al centro, mentre ciò che ordinariamente facciamo è proprio l’opposto.”

Bene… quelle furono parole che arrivarono alle profondità del mio essere.

Perdonami se sembro  tortuoso e vago nel mio ragionamento, è che sto cercando di riallacciare i fili di cose sparse in un unico filo conduttore; cercando di comunicarti qualcosa di mio… Per me è importante… cos’altro se no?
Condivisione
… qualcuno la chiama comunione

Bene, se è importante questo genere di ricordo, che posso  fare dunque per ricordarmi com’ero? E poi a che mi serve?
Tutto quanto arriva un pezzo per volta, mattino dopo mattino e, quando i pezzi si ricongiungono e prendono un ordine, c’è una nuova comprensione. Ad esempio come poter meglio servire; perché per un verso o per l’altro, con disubbidiente obbedienza, è questo che la Vita mi porta a fare.

- Latte e poi alimenti liquidi e leggeri prima dei cibi più pesanti e nutrienti, che possono essere indigesti ed agire contro ciò che è giusto, per chi riceve il nutrimento e anche per me stesso perché, in fondo, non c’è differenza. Capacità digestiva che deve essere allenata… Come posso sapere ciò che puoi digerire? Innanzi tutto dovrei conoscere quale è stata la mia capacità digestiva. Ma se non ricordo?

“Metti l’Altro al centro e prima o poi lo saprai!”

Questo è ciò che significa “acquisire abilità? -

Entro in casa, la radio lasciata accesa su una trasmissione che ospita Mogol, il famoso autore di tante belle canzoni, in un’intervista scandita dalle sue opere; in questo istante inizia un motivo ben noto,  che riascolto in un modo nuovo, e che dice più o meno così:

“Ho un amico veramente geniale che con un cacciavite fa miracoli…
un’aggiustatina al minimo, un po’ più su… e poi viaggiare…

Si…viaggiare…rallentando per poi accelerare…
gentilmente, senza strappi al motore, evitando le buche più dure…
rallentando per poi accelerare…”

Grazie Lucio/Mogol!

http://www.youtube.com/watch?v=ik5VsUgfWyE

Buon ascolto.

Emmanuele


Sperimentare il Reale -

26 luglio 2011

Non ci sono buone o cattive esperienze, solo occasioni che assumono diversi significati a seconda del tuo modo di sperimentare la vita, del tuo “essere qui”.

Imparando a osservare noi stessi, nell’esperienza, scopriamo man mano chi siamo.

Conoscere se stessi è il fine ultimo di ogni Percorso Spirituale; non c’è altro.
Tu sei il mezzo e la Tu sei la meta. E’ semplice…sì?

Il problema, se così si può chiamare, è che Tu non esiste… quindi il mezzo non esiste e la meta è solo un’illusione.
Quando di rendi conto di questo, anche solo superficialmente, annusando l’inghippo da lontano, quello è il momento in cui puoi essere pronta a intraprendere un Percorso.

Sembra una contraddizione e forse lo è, ma solo in apparenza.

Adesso ti chiederai: “Ma se Io non sono, allora anche il mezzo per tendere alla meta non esiste…”

Infatti, ma è vero solo fino al momento della tua decisione; è allora che il mezzo inizia a formarsi e più procedi nel percorso più il mezzo diventa in grado di trasportarti più velocemente e sicuramente. Si tratta di ingegneria esoterica.

Prosegui: “Perché dovrei tendere a una meta che non conosco? Solo perché alcuni ne parlano come qualcosa di desiderabile? E se Io sono la meta… perché mai dovrei mettermi in viaggio se già sono qui?”.

Una certa corrente “new age” simpatizzante con la spiritualità orientale, sostiene che siamo già tutto ciò che dovremmo essere, che non c’è nulla da cambiare, interpretando letteralmente insegnamenti di Verità, concepiti per creare in noi la tensione adatta a  generare la Domanda.

E’ la TUA risposta che ha valore, ed è per Te.

Già Socrate dichiarava “So di non sapere”. Se reputo di conoscermi e di conoscere, se sostengo di essere già ciò che sono, la mia  tazza è piena (non posso aggiungere altro thè…), mi precludo ogni altra possibilità, sono morto…

La molteplicità della realtà in cui viviamo può generare, per alcuni di noi, condizioni esteriori - e anche interiori -  favorevoli a un livello di benessere accettabile, nel quale è più difficile che si manifesti consciamente il desiderio di risveglio. Oppure alcuni altri hanno accesso a un buon livello di consapevolezza con una discreta facilità; questo può generare in essi la falsa convinzione che il miracolo sia possibile in egual modo per tutti. Grazie a Dio ciò non è vero, in quanto ogni essere umano è un’Essenza unica e non-separata,  con una via propria, un compito,  una verità individuale tutta da scoprire.

Ottimismo (anche faciloneria) è solo il contrario di pessimismo, ed entrambi mantengono nel sonno della coscenza.

Emmanuele


Il messaggio della crisi economica mondiale -

13 luglio 2011

I governanti delle varie nazioni,  essi stessi specchi deformanti dei mercati azionari e reali, si stanno comportando sempre più come bambini dispettosi e impauriti. Cercando in ogni modo di salvare se stessi e la loro immagine pubblica, il loro “potere”,  sono preda della paura propria di chi non sa vedere la realtà per quello che è.

Questa paura, secondo la Legge di Attrazione, genera altra paura e di conseguenza altri capitomboli, non solo finanziari. L’effetto domino si sta manifestando sempre più evidente anche ai meno attenti. Le guerre pseudo-rivoluzionarie dilagano, i mercati crollano, gli stati inseguono la bancarotta fingendo di volerla evitare… Tutto torna. L’armonia si manifesta nel delirio e nella distruzione. Ciò che è dato è ricevuto.

Che cosa possiamo imparare da tutto ciò?
Niente… se individualmente continuiamo, come chi ci governa, a pensare solo a noi stessi come individualità separate, piuttosto che iniziare a comprendere che invece siamo un tuttUno, solo apparentemente diviso in miliardi di esseri, con lo scopo di sperimentare la molteplicità nella materia e acquisire con l’esperienza consapevolezza, conoscenza e infine… amore.

Come è possibile essere generatori di pace, prosperità e benessere collettivo, se continuiamo ad aggredirci l’un l’altro, ad ogni livello personale, sociale, di gruppo e nazionale? Seminando la guerra cosa speriamo di raccogliere?

Il 2012 è oggi per molti il simbolo del cambiamento. Ma in che direzione questo cambiamento potrà avvenire, dipende solo ed esclusivamente da noi… da me, da te, da tutti coloro che si sentono chiamati ad essere responsabili, a divenire adulti anche interiormente, mettendo da parte il bambino dispettoso per prendersi cura, finalmente, del bambino essenziale: la nostra parte più vera, la Luce che non si spegne, il frammento del Divino in noi.

Queste parole sono le parole sparse al vento, ma che tu puoi raccogliere, com-prenderle e trasformarle in azione silente, dentro di te, creativamente.


La percezione della realtà -

3 luglio 2011

 Ti sei mai chiesto che cosa sia la realtà? Se esiste una realtà oggettiva e uguale per tutti?

A me è successo molte volte ma solo dopo un lungo e costante Lavoro su me stesso, ho iniziato a vedere come ciò che comunemente defiinivo “realtà” era assai  mutevole e sommamente influenzata dal mio atteggiamento verso di essa; quindi si trattava di un’illusione reale, più o meno piacevole, o drammatica, a seconda se il mio stato emotivo era più o meno propenso alla positività.

Nel mio lavoro con i gruppi di Costellazioni Familiari e Spirituali ho potuto constatare come la percezione della realtà sia assolutamente individuale, e come questa percezione dipenda da codici introiettati e da convinzioni limitanti che, come un carico invisibile e non desiderato, condizionano il libero e leggero fluire di un’individuo nel  suo percorso di realizzazione.

Di questo in fondo si è sempre parlato, in varie forme filosofiche e religiose, ma oggi la fisica quantistica ci fornisce  elementi importanti e aggiornati alla comprensione dell’uomo moderno; possiamo così essere più sicuri della direzione da prendere per risolvere concretamente e felicemente la nostra vita, prendendo in mano, per quanto possibile, il nostro futuro.

Sono lieto quindi di aggiungere a questo mio articolo, un altro di Bruce Lipton, scritto alcuni anni or sono, che può aiutare a meglio assimilare dei concetti che possono sembrare solo teorici o alquanto misteriosi.

Epigenetica: Geni e percezione
di Bruce H. Lipton, Ph.D.

Sempre più chiaro il potere della mente sulla biologia. Il “cervello” della cellula in realtà è la membrana cellulare. Questa scoperta incide profondamente sul modo di concepire la genetica e il ruolo che fino a poco fa pensavamo potesse avere sull’espressione della vita. Non siamo nelle mani dei geni, sono i geni ad essere nelle nostre mani e in balia delle nostre convinzioni più profonde plasmate dall’ambiente in cui cresciamo e viviamo. Questa nuova scienza prende il nome di epigenetica.

Molto presto nel corso della mia carriera di scienziato ricercatore e professore di medicina, ho sostenuto attivamente la prospettiva che il corpo umano fosse una macchina biochimica “programmata” dai suoi geni. Noi scienziati ritenevamo che le nostre forze, quali le capacità artistiche o intellettuali, e le debolezze, come le malattie cardiovascolari, il cancro o la depressione, rappresentassero caratteristiche distintive pre-programmate nei nostri geni. Di qui, ho percepito le qualità e i deficit della vita, oltre alla salute e alle fragilità, semplicemente come un riflesso della nostra espressione ereditaria.

Ma nel 1980, la mia ricerca cominciò a rivelare che questa prospettiva sul corpo umano era imperfetta. Dal 1985 mi accorsi che le nostre cellule non erano controllate dai nostri geni ma piuttosto dalle loro percezioni dell’ambiente. Formulai un’ipotesi che il “cervello” della cellula in realtà fosse la membrana cellulare, e nel 1987 mi fu offerta l’opportunità di verificare questa ipotesi come membro ricercatore alla Stanford University’s School of Medicine. La mia teoria sul controllo delle cellule da parte delle nostre percezioni fu convalidata in due importanti pubblicazioni scientifiche. Questa ricerca all’avanguardia presagì una delle più attive aree di ricerca attuali, l’epigenetica, la scienza di come i geni vengano controllati dall’ambiente e, più significativamente, dalle nostre percezioni di quell’ambiente.

La nuova prospettiva sulla biologia umana non considera il corpo solo uno strumento meccanico, ma include il ruolo della mente e dello spirito. Questa svolta in biologia è fondamentale per la guarigione perché mostra che quando cambiamo le nostre percezioni, o convinzioni, mandiamo alle nostre cellule messaggi completamente diversi. In realtà, le riprogrammiamo. Questa nuova scienza biologica (definita epigenetica) rivela perché le persone possono avere remissioni spontanee, o recuperi di lesioni ritenute invalidità permanenti.

Il corpo rappresenta realmente lo sforzo collaborativo di una comunità di cinquantamila miliardi di singole cellule. Mentre ogni cellula è un’entità indipendente, la comunità del corpo accoglie desideri e intenzioni della sua “voce centrale”, mente e spirito.

La nostra fonte principale di stress è la nostra “voce centrale” del sistema, la mente, che in realtà consiste di due menti separate, conscia e subconscia. La mente conscia è il “tu” pensante. È la mente creativa che esprime il libero arbitrio. Suo partner di sostegno è la mente subconscia, un database di comportamenti programmati. Certi “programmi” derivano dalla genetica. Ma la maggior parte dei programmi subconsci si acquisiscono con le esperienze evolutive di apprendimento avute da bambini.

La mente subconscia non è la sede del ragionamento o della coscienza creativa. È esattamente uno strumento stimolo–risposta. Quando la mente subconscia percepisce un segnale dall’ambiente, risponde riflessivamente attivando una reazione comportamentale memorizzata in precedenza…non è richiesto alcun pensiero!

Le percezioni o convinzioni fondamentali sulla vita furono scaricate nella nostra mente subconscia osservando semplicemente i comportamenti e atteggiamenti dei nostri genitori, fratelli e sorelle, e altre persone nei primi sei anni di vita. L’efficacia dello sdoppiamento della nostra mente ora viene definita dalla qualità dei programmi trasmessi nella nostra mente subconscia.

La parte insidiosa è che i comportamenti subconsci sono programmati per innestarsi senza il controllo né l’osservazione del se conscio. Dato che la gran parte dei nostri comportamenti sono sotto il controllo della mente subconscia, raramente li osserviamo, o ancor meno sappiamo del loro innesto automatico.

Quando diventiamo più consapevoli, e facciamo meno affidamento sui programmi del subconscio, diventiamo i padroni del nostro destino invece che le “vittime” dei nostri programmi. Usando la consapevolezza conscia possiamo trasformare attivamente la nostra vita riscrivendo quelle percezioni e convinzioni limitanti, e i comportamenti auto-sabotanti.


Abbiamo parlato dell’argomento Epigenetica nel

Bruce Lipton©

Bruce H. Lipton, Ph.D., biologo cellulare, autore ed ex Professore Associato all’Università della Wisconsin’s School of Medicine. La sua ricerca all’avanguardia sulla clonazione delle cellule umane alla Wisconsin and Stanford University’s School of Medicine presagì il rivoluzionario campo dell’epigenetica, la nuova scienza di come l’ambiente e la percezione controllino i geni. Grazie ai suoi studi rivoluzionari, che incorporano la scienza medica convenzionale, la medicina complementare e la guarigione spirituale, Bruce è diventatolo un conferenziere molto apprezzato in campo internazionale. Nel 2006 è stato pubblicato il suo bestseller: la biologia delle credenze >>> e inoltre nel novembre 2007 l’inedito dvd: la mente è più forte dei geni >>>

Se desideri vedere la registrazione del video seminario relativo, ecco il link:

http://www.youtube.com/view_play_list?annotation_id=annotation_793734&p=FDC887A6DD7C1561&feature=iv


Perché non l’hai fatto prima? -

26 giugno 2011

E’ assolutamente naturale che tutti noi, in base alla Legge del Minimo Sforzo (1), tendiamo a “vivere” in quella zona di comfort nella quale abbiamo l’impressione, illusoria, di avere sotto controllo la nostra vita.

In questa zona di comfort abbiamo anche l’impressione di tenere meglio a bada una certa sofferenza, un certo fastidio, che possiamo percepire se spostiamo l’attenzione dall’esterno verso l’interno, a quel punto che si trova intorno al nostro plesso solare. Ma siamo davvero sicuri che questo, adesso, ci conviene?

Questa falsa certezza si è formata e cristallizzata in noi da lungo tempo, dal tempo in cui stavamo imparando come era più conveniente ed economico comportarci,  e agisce tuttora a livello inconscio condizionando i nostri comportamenti, le nostre reazioni, le nostre decisioni, le nostre scelte e, infine, tutto ciò che determina la qualità della nostra vita, delle nostre relazioni, dei nostri successi o insuccessi.

Che cosa ci trattiene dal sperimentare liberamente altre possibilità, altre condizioni, forse più favorevoli ma anche… sconosciute?
Amo ricordare, trattando di questi argomenti, il famoso monologo dell’Amleto (Essere o non essere?) nel quale ad un certo punto egli si chiede:

“Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli, imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita miserabile , se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai tornò alcun viaggiatore - a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che di correre in cerca d’altri che non conosciamo?”

A quale morte  si riferisce Shakespeare? Certamente seguendo il testo alla lettera, a quella fisica… ma è solo così?

Mi piace pensare che il grande drammaturgo si riferisse anche alla piccola morte che  ognuno di noi deve affrontare ogni volta che prova a trasgredire a certi codici introiettati nel passato e puntualmente rafforzati da chi abbiamo intorno, che, come noi, ne ha introiettati altri di simili e che, pur credendo di fare il nostro bene, tende a ricordarceli.

Certe leggi inconscie, scritte col sangue nella pietra del Cuore,  limitano continuamente il nostro agire, impedendoci di scoprire e realizzare i nostri talenti, le nostre aspirazioni più vere e profonde. E allora perché non decidiamo una volta per tutte di cambiare qualcosa? Perchè crediamo che non sia possibile? Perché non sappiamo come fare? Per paura?

Sono quasi certo che oggi, proprio tu che stai leggendo queste righe, stai iniziando a farti queste domande e che la domanda iniziale:
“Perché non l’hai fatto prima?” sia quasi ovvia… scontata…
Ma che cos’è in fondo: prima? Ciò che conta è: adesso!

Alla prossima!

Emmanuele

Nota (1): La Legge del Minimo Sforzo è pur sì una legge naturale, ma non per questo agisce sempre in modo assolutamente positivo per noi, in quanto anch’essa è sottoposta al dualismo; sta quindi a noi fare in modo che essa agisca a nostro vantaggio.


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