Attrazione e repulsione -

26 novembre 2010

< Un giorno, durante un viaggio, parlavo con un caro e stimatissimo amico di alcune mie considerazioni su un tipo di scienza antica, esoterica, che per giungere alla conoscenza parte da un punto e da un metodo… opposto a quello della scienza “ufficiale”, col risultato di rendere tutto molto più armonioso e “semplice” da comprendere, al di là di ciò che appare altrimenti. Si parlava del fatto che certe energie, come le cariche elettriche e magnetiche, seguono la legge dell’attrazione degli opposti  (+ e -, positivo e negativo, si attraggono), e che questo ha anche influenzato un certo tipo di pensiero sulle relazioni fra i sessi, avvalorato dal fatto che maschile e femminile, in qualità di opposti sessuali, normalmente si attraggono. Sorge spontanea una domanda: che succede quando due opposti si incontrano? Si annullano a vicenda? Si fondono e creano qualcosa di nuovo?
Poi il mio amico disse:

 “Ma sei poi certo che siano veramente gli opposti ad attrarsi?”.

Da allora questa domanda ha continuato a visitare la mia mente e, man mano che vivevo, raccoglievo dati per rispondere al quesito. So che può sembrare sciocco ed inutile tanto sforzo per qualcosa che a molti di voi potrà apparire ovvio e su cui probabilmente migliaia di libri hanno speso parole, ma non prendo quasi più niente per buono se non l’ho masticato personalmente.

Oggi sento di essere arrivato ad una certa comprensione che è sempre suscettibile di miglioramenti: in pratica è vero che certe parti di noi si attraggono, se parliamo di noi come di uomini e donne che si cercano. Penso che vi siano diversi livelli di attrazione e repulsione, causati dai diversi corpi sottili di cui siamo fatti, o, se preferite, dai diversi organi e ghiandole che governano la nostra vita.

La parte di noi che ha sede nella chimica sessuale può essere attratta da una valenza opposta; così pure una parte che ha sede nel nostro centro emotivo o intellettuale può essere attratta da caratteristiche opposte. Vi è però una parte, più nascosta, seppur per alcuni visibile, che invece soggiace ad una legge paragonabile alla forza di gravità. Mi spiego meglio: il simile attrae il simile. Con “il simile” non intendo “l’uguale”, ma qualcosa di più complesso, e anche quel tanto misterioso, che rende la ricerca e l’incontro un’esperienza vera, unica nel suo genere. Non credo di essere stato chiaro, ma va bene così…, non ho intenzione di propinare alcuna verità preconfezionata.

Veniamo adesso alle “anime gemelle”.

Ho letto in passato, e per qualche motivo inconscio mi sono trovato d’accordo, che le “anime gemelle” esisterebbero realmente. Esse, inoltre, non sarebbero solamente due ma molte di più. Sarebbero sparse nel mondo per essere incarnate; oltre il tempo e lo spazio, in un eterno presente esse si cercano continuamente. Se ammetto che ciò sia vero, allora mi chiedo: da cosa nascono tanta sofferenza, tanta infelicità, tanto rancore e solitudine?

Non potrebbe, invece, essere semplice e naturale l’entrare in contatto con le nostre vagabonde anime gemelle?

Ma ecco, qui deve esserci il trucco… >

(Se ti è interessato questo frammento di pensiero,  estratto dal  libro: “Una storia impossibile” (Edizioni La Teca), puoi continuarne la lettura, acquistandone una copia per te,  e per chi eventualmente desideri donarlo, a questo link)

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